Renzi: "Intercettazioni illegittime, ma mi fanno un regalo"

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Perchè se non è stata notificata a Tiziano Renzi o al figlio Matteo (il quale non risulta indagato, quindi non doveva essergli notificato nulla), si tratta di una pubblicazione illegale, per cui Lillo rischia un processo per ricettazione e una condanna fino a 10 anni di reclusione. Anzi: ad altri è andata peggio. Al momento non ci sono prove di passaggi di denaro tra i due, che hanno sempre negato di essersi incontrati.

Oggi il Fatto Quotidiano ha pubblicato un'anteprima del nuovo libro del giornalista Marco Lillo che contiene un'intercettazione mai pubblicata tra Matteo Renzi e suo padre Tiziano a proposito del caso CONSIP, un'inchiesta per corruzione e traffico di influenze che riguarda la centrale acquisti della pubblica amministrazione.

"E' una cosa molto seria", afferma l'ex premier, secondo quanto ricostruito da Lillo: "Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi". Nelle intercettazioni riportate Renzi junior dice al padre: "Devi dire la verità ai magistrati, in passato a Luca (Lotti, ndr) non l'hai detta". "Devi dire nomi e cognomi" ai magistrati, avrebbe detto l'ex premier, chiedendo poi esplicitamente: "È vero che hai fatto una cena con Romeo?".

Poi, l'ex premier raccomanda al padre di non dire che durante un incontro era presente anche sua madre, Laura Bovoli: "Non dire di mamma, se no la interrogano". CONSIP (bisbiglia). (alza il tono della voce) è successo quello che lei ha visto. voglio dire, noi non imbarazziamo. cioè secondo me, lei forse è l'unico che ha imparato a conoscermi e a conoscere anche la forza dell'azienda dal punto di vista della serietà cooperativa, noi non imbarazziamo perché andiamo a chiedere cose che non sappiamo fare o che non siamo all'altezza.

Il segretario Pd conclude la telefonata ammonendo il padre "Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Con l'aggiunta di qualche espressione colorita toscana", scrive. "E rileggendole mi dispiace, da figlio, da uomo".

Il bisogno di verità da parte di Matteo Renzi. È entrato in una storia più grande di lui e solo per il cognome che porta.

"Dopo la sconfitta al referendum io ho scelto di dimettermi da tutto, cosa che in Italia non è che hanno fatto in tanti e personalmente avevo anche deciso di lasciare proprio la politica, ma poi i miei amici e tante persone che invece non mi conoscono mi hanno chiesto di ripensarci, ma io comunque ho deciso di dare le dimissioni da tutto. Da uomo delle istituzioni, però, non potevo fare diversamente". Nelle settimane successive un'altra procura, quella di Roma, indagherà su un capitano dei carabinieri che aveva fatto le indagini su mio padre accusando il militare di falso. "È vergognoso che sia stata pubblicata la telefonata". "La vicenda assume contorni inquietanti e l'intrigo si carica ogni giorno di nuovi particolari".

Roma - "Politicamente questa vicenda è un regalo, umanamente mi ferisce". C'è anche tutto questo nelle registrazioni che le microspie installate negli uffici romani della Romeo Gestioni, offrono agli inquirenti.

Ma, appunto, c'è chi sospetta che Renzi abbia parlato come se fosse in pubblico, immaginando che il telefono del padre - da giorni sui giornali per l'inchiesta Consip - fosse sotto controllo.