Morto Valentino Parlato, tra i fondatori del Manifesto

Morto Valentino Parlato, tra i fondatori del Manifesto

Nato a Tripoli il 7 febbraio 1931, comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino all'espulsione del 1969.

Pochi giorni prima della sua scomparsa, avvenuta oggi all'ospedale Fatebenefratelli di Roma, tornò a scrivere un editoriale per il 'suo' giornale: "Non possiamo non tener conto di quel che sta cambiando - scrisse parlando dei rivolgimenti epocali a livello mondiale, dalla politica all'economia - dobbiamo studiarlo e sforzarci di capire, sarà un lungo lavoro e non mancheranno gli errori, ma alla fine un qualche Carlo Marx arriverà". L'anno scorso ha ammesso di aver votato il M5S scegliendo Virginia Raggi come sindaca di Roma e di aver optato per il no al referendum costituzionale di dicembre. "Ero talmente indignato verso il Pd che per la prima volta ho tradito la sinistra, spero sia anche l'ultima". L'esperienza de Il Manifesto segna un momento decisivo nel dibattito pubblico italiano, con il quotidiano che all'inizio degli anni '70 si propone come punto di riferimento culturale dell'area a sinistra del Pci, intercetta le aspirazioni e le inquietudini della stagione dei movimenti e diviene fucina e palestra di tante firme del giornalismo italiano. Aveva 86 anni, e faceva parte del gruppo de Il Manifesto. Ma il legame con Il Manifesto casa e partito al tempo stesso è più forte di tutto anche delle polemiche interne e Parlato continuerà a scrivere regolarmente, una volta al mese, spesso costretto a parlare di compagni di una vita che se ne vanno, come Alfredo Reichlin, Renzo Testi, Nino Caruso.

Valentino Parlato, nato da una famiglia originaria di Favara, Sicilia. Come fanno i grandi giornalisti. Così Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana.