L'Aquila: arresto in carcere per esponenti clan dei Casalesi

L'Aquila: arresto in carcere per esponenti clan dei Casalesi

I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Caserta stanno eseguendo al riguardo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Dda, per concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, con l'aggravante del metodo mafioso nelle province di Caserta, Como, Sassari e l'Aquila. L'indagine ha consentito, tra l'altro, di individuare nei destinatari del provvedimento, tutti affiliati al clan dei "casalesi", gli autori dell'omicidio dell'imprenditore edile Vincenzo Feola commesso il 21 ottobre 1992 a Caserta.

Vincenzo Feola aveva 58 anni, era imprenditore del settore tra i più conosciuti in Campania, ex assessore comunale di San Nicola la Strada, paese in provincia di Caserta nel quale era noto e viveva. L'imprenditore edile fu ammazzato nella sua azienda "Appia Calcestruzzi" sul viale Carlo III.

Gli arrestati sono: Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone 'cicciariello', Andrea Cusano classe '57, Ettore de Angelis classe '64. A quel consorzio, ideato da Antonio Bardellino, fondatore del clan dei casalesi, aderirono tutti i produttori di calcestruzzo casertani, titolari di cave e impianti di produzione, determinando la gestione del mercato in maniera esclusiva da parte della camorra. Feola, già socio del consorzio, chiese l'estromissione della sua azienda poiché non intendeva più aderire alle condizioni economiche dettate dal clan, ovvero la corresponsione di una percentuale, pari a 2mila lire al metro cubo di cemento distribuito nell'ambito dell'attività lavorativa. L'azione di contrasto al sodalizio casalese, le molteplici sentenze di condanna intervenute negli anni e la collaborazione di alcuni elementi di spicco del clan hanno consentito a questa Autorità Giudiziaria di riaprire le indagini, durante le quali si è proceduto alla certosina disamina di documentazione collegandola alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, il che ha permesso di contestare agli odierni indagati la commissione del grave evento delituoso.

Di qui l'omicidio del 1992 che secondo gli inquirenti della Dda "Feola venne ucciso per la sua errata convinzione di poter determinare il prezzo del cemento sul mercato, al prescindere dalla volontà del Consorzio".