Istat: classe operaia e piccola borghesia sono scomparse, aumentano le disuguaglianze

Istat: classe operaia e piccola borghesia sono scomparse, aumentano le disuguaglianze

E' quanto emerge dal Rapporto Istat 2017, dove si legge che la quota di persone che ha rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi, perché troppo costosa, è cresciuta tra il 2008 e il 2015 da 4 a 6,5% della popolazione; il fenomeno è più accentuato nel Mezzogiorno, sia come livello di partenza sia come incremento (da 6,6 a 10,1%). D'altra parte, sottolinea l'Istat, "la capacità redistributiva dell'intervento pubblico è in Italia tra le più basse d'Europa".

PIÙ DISUGUAGLIANZE, LE CLASSI SOCIALI "ESPLODONO" - "La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". È l'impietoso ritratto del Belpaese fatto dall'Istat nel Rapporto annuale.

Aumentano le disuguaglianze - Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse". "Oggi la prima - scrive l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale (in termini sia produttivi sia di costumi)".

Ogni hanno che passa si assiste sempre di più alla "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi". E' questa la fotografia scattata dal presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, nel Rapporto annuale dell'Istituto presentato alla Camera."I gruppi sociali individuati dalle nostre analisi hanno carattere strutturale". Per l'istituto, l'Italia oggi si divide in nove classi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito (ex operai); le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia (la tradizionale piccola borghesia); un gruppo a basso reddito di anziane sole e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d'argento e la classe dirigente.

Secondo l'Istat, la perdita del senso di appartenenza a una certa classe è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia: la prima si distribuisce tra famiglie di impiegati, operai in pensione e famiglie tradizionali della provincia.

Così ci ritroviamo a non poter comprare una casa ma possiamo sposarci con chiunque, i bambini non hanno un futuro ma possono fare a meno del logoro schema familiare che partiva da mamma e papà.

Rispetto al 2008, tra i giovani di 15-45 anni, è diminuita la quota di occupati (dal 39,1% al 28,7% del 2016) ed è aumentata l'incidenza dei disoccupati e degli studenti (+5,1% e 3,4% rispettivamente).

Addio borghesia, proletariato e lotta di classe, la società italiana è cambiata e ora è suddivisa in nove gruppi sociali distinti in base al reddito equivalente medio e i due più corposi sono quelli delle famiglie di impiegati e di operai in pensione.

Giovani tanguy - Quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle "famiglie a basso reddito con stranieri" (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le "famiglie a basso reddito di soli italiani"(1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti). Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

I gruppi sociali più ricchi (la cosiddetta "classe dirigente", composta dal 9,3% del totale delle famiglie ovvero 4,6 milioni di persone), si impegnano di più nell'associazionismo: un terzo partecipa in modo concreto (31,8%) oppure finanza le attività delle associazioni (30,9%) portando il tasso dell'impegno ad oltre il 40%.

Anche la difficoltà di trovare un lavoro adeguato al titolo di studio conseguito e' un problema trasversale ai giovani occupati che vivono ancora in famiglia.