Iran al voto: ministro, nuova proroga chiusura seggi

Iran al voto: ministro, nuova proroga chiusura seggi

Lo scrutinio, le urne si sono aperte alle 8 (le 5.30 in Svizzera) e si chiuderanno alle 18, si svolge a soli due giorni dalla decisione statunitense di proseguire con l'allentamento delle sanzioni economiche contro Teheran. Da una parte ci sono i riformisti del presidente uscente Hassan Rouhani, che ha portato all'accordo sul nucleare e alla rimozione delle sanzioni internazionali.

Al contrario di altre elezioni iraniane La giornata di voto caratterizzata da lunghe code ai seggi, dove 54,6 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per le elezioni presidenziali e per il rinnovo dei Consigli municipali.

I conservatori rappresentati da Ebrahim Raisi affermano che rispetteranno l'accordo stipulato, ma lo criticano puntando il dito contro le potenze occidentali, ree, secondo lui, di non rispettare le condizioni previste.

In campagna elettorale, infatti, l'accordo sul nucleare è stato l'argomento più discusso. I sei candidati approvati erano: Hassan Rohani (moderato), Ebrahim Raisi (conservatore), Mostafa Mirsalim (conservatore), Mostafa Hashemitaba (riformista), Mohammad Baqer Qalibaf (conservatore) ed Eshagh Jahangiri (moderato-riformista).

Sebbene i sondaggi diano come favorito Rouhani, la sua rielezione potrebbe non esser così scontata e dipenderà sostanzialmente dal giudizio dell'opinione pubblica sui risultati del primo mandato. È questo, insieme alle accuse di corruzione, il campo in cui i conservatori hanno voluto sfidare il Presidente in carica incapace, a loro dire, di rispondere alle esigenze della popolazione più povera. Niente a che vedere con la crescita media annua dell'8% auspicata dai piani economici. "I dati sull'economia iraniana sono tutt'altro che negativi", spiega Pedde che cita la drastica riduzione dell'inflazione passata in quattro anni dal 40 per cento al 7,5 per cento, l'aumento più che doppio della produzione petrolifera che nel mese di marzo ha raggiunto i 3,77 milioni di barili al giorno favorita anche da un sistema di quote commerciali che ha aumentato il peso dell'Iran all'interno dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec). Il secondo, conservatore, vuole una maggiore presenza della religione nella società e un rapporto più conflittuale con l'occidente. Da trent'anni nella magistratura, Raisi è prima di tutto un "turbante nero", copricapo religioso indossato dai Sayyid, i discendenti diretti del Profeta Maometto, dal 2016 Custode del santuario dell'Imam Reza, il luogo di pellegrinaggio più importante dell'Iran. Anche il "rabbar" Khamenei, è stato tra i primi a votare alle presidenziali di oggi. Però il grosso problema interno iraniano, che è quello della disoccupazione, non sembra ancora essere stato influenzato in maniera determinante e quindi hanno un po' gioco le critiche da destra che dicono: abbiamo rinunciato alla bomba atomica, abbiamo rinunciato al programma nucleare avanzato, però non abbiamo ottenuto nulla in cambio, non abbiamo ottenuto quello che ci avevi promesso. Queste elezioni rappresentano un primo banco di prova per verificare la leadership del nuovo candidato e Khamenei non vuole interferenze. Entrambi sono costretti dal regime agli arresti domiciliari per il loro sostegno all'Onda Verde, il movimento democratico soppresso nel 2009-2010, dopo le elezioni (truccate) che hanno visto vittorioso Ahmadinejad.