Il supervulcano dei Campi Flegrei potrebbe svegliarsi?

Il supervulcano dei Campi Flegrei potrebbe svegliarsi?

I Campi Flegrei sono sull'orlo di un'eruzione. Motivo di questa grande curiosità la pubblicazione sulla rivista Nature Communications di un lavoro portato avanti da tre autorevoli ricercatori: Christopher Kilburn, della University College London (Ucl), Giuseppe De Natale e Stefano Carlino, dell' Osservatorio Vesuviano- Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il livello di allerta non è cambiato, resta quindi di attenzione.

La cautela del gruppo di ricercatori è giustificata dal fatto che lo studio ha effettivamente rilevato che ci sarebbe una dinamica in atto, ma non è ancora possibile stabilire se porterà ad un'eruzione nel lungo periodo.

Secondo quanto riportato dal sito lescienze.it, la grande caldera dei Campi Flegrei potrebbe essere più vicina a un'eruzione di quanto finora pensato.

Sono 67 anni che l'area della caldera è in movimento, tra fenomeni di sollevamento del suolo e piccoli sismi. Ma è possibile che a breve passi ad "arancio".

Con l'analisi realizzata dallo studio di Nature è emerso che la somma delle deformazioni avvenute potrebbe aver causato un accumulo di energia nella crosta terrestre, avvicinandola al punto di rottura, dal quale potrebbe fuoriuscire il magma. I Campi Flegrei sono una delle aree a maggior rischio della nostra penisola, occupano una vasta area situata nel golfo di Pozzuoli, a nord-ovest di Napoli. Ciò premesso bisogna tuttavia dire che i Campi Flegrei presentano un "trend visto durante le ricerche condotte su altri vulcani che hanno prodotto eruzioni spettacolari e danni negli ultimi 20 anni, come il Tarvurvur in Papua Nuova Guinea, l'El Hierro alle Canarie e il Soufriere Hills sull'Isola di Montserrat", spiega Kilburn.

Una situazione critica ma che, secondo quanto dichiarato al quotidiano "Il Mattino" dalla direttrice dell'osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco, appena un mese fa, non desterebbe particolari preoccupazioni: "Il Vesuvio, così come i Campi Flegrei sono costantemente monitorati e al momento non c'è niente che desti preoccupazione in noi studiosi".

Condizioni simili infatti, si ebbero nel 1538 (anche se dai dati storici sembra che essi furono più intensi) poco prima dell'ultima eruzione storica che portò alla creazione del Monte Nuovo. Trentanovemila anni fa le ceneri dai Campi Flegrei, una quarantina di crateri tra Napoli e Pozzuoli, sono arrivate fino in Siberia. Eppure è lo stesso Christopher Kilburn, pur escludendo un evento imminente, a invitare le autorità "a preparare un'eventuale eruzione". Fu in quella occasione che si formò il Monte Nuovo: il più giovane vulcano d'Europa, sul lago Lucrino.

"All'aumentare progressivo dello sforzo, oltre una certa soglia le rocce si comportano in maniera esclusivamente fragile, generando fratture sempre più profonde che collegano la superficie con le zone dove sono concentrati gli sforzi interni".