Fortunata: la nostra recensione del nuovo film di Sergio Castellitto

Fortunata: la nostra recensione del nuovo film di Sergio Castellitto

Il lungometraggio affronta un confronto generazionale, incentrato soprattutto sull'influenza che un padre ha sempre (e per sempre) sulla vita dei suoi figli, anche se adulti.

Fortunata, il melò diretto da Sergio Castellitto e passato ieri a Cannes in Un certain regard, mantiene la vetta della classifica con 220mila euro (Universal); in due giorni il film ha incassato oltre 400mila euro (dati Cinetel di questa mattina). Una protagonista che non può non far correre la mente all'Italia di Penelope Cruz in Non ti muovere, purtroppo qui penalizzata da una sceneggiatura disorganica, firmata dalla moglie del regista, la scrittrice Margaret Mazzantini, che impedisce ad una pur bravissima Jasmine Trinca di rendere il suo personaggio iconico ed intenso quanto la sua interpretazione. "Sono tutte dinamiche familiari che conosco, ma ci vogliono anni di analisi per comprenderle". Per interpretare questo ruolo proprio la protagonista, Jasmine Trinca ha dovuto totalmente stravolgere il suo look con un bel taglio ai capelli e poi tingerli di biondo. Tra i palazzi di cemento, le giocate al lotto e un lavoro massacrante, trova la complicità di Chicano (Alessandro Borghi), fragile amico tatuatore con una mamma affetta da Alzheimer (Hanna Schygulla) e il sostegno di Patrizio (Stefano Accorsi), psicologo incaricato di aiutare sua figlia.

Una storia potenzialmente molto bella, come lo sono le premesse gettate da una regia accurata e coronata dall'ottima fotografia, perfetta per rendere vivido e tangibile il caldo torrido e soffocante della giornate di una donna che - in antitesi rispetto al significato del proprio nome - è costretta a correre e lottare per ottenere il minimo indispensabile da una vita che continua a provarla.