Fermati capo Misericordia Isola e prete

Fermati capo Misericordia Isola e prete

Al gruppo vengono imputati i reati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture e altri reati di tipo fiscale.

Si tratta dell'operazione chiamata "Johnny", scattata all'alba di lunedì 15 maggio, che ricostruisce - secondo i magistrati di Catanzaro guidati dal procuratore Nicola Gratteri - quello che accadeva dentro il Cara di Isola Capo Rizzuto, come si muoveva la cosca e chi era il "colletto bianco" degli Arena che gestiva per conto della famiglia di 'ndrangheta i contratti di appalto e forniture con la Prefettura per i 1.500 migranti ospiti di quella che è considerata la più grande struttura d'accoglienza d'Europa, con cinque ettari di superficie.

Sacco avrebbe inoltre stretto accordi con il parroco di Isola, don Edoardo Scordio, lui stesso arrestato perché ritenuto in odore di mafia. Sfruttando il ruolo di Leonardo Sacco, la cosca Arena aveva messo le mani anche sui centri di Lampedusa, 4 milioni di euro di appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre organizzazioni criminali del comprensorio, che si dividevano così i fondi comunitari riservati ai profughi. Dalle indagini sarebbe emersa l'infiltrazione della cosca Arena nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso delle attività imprenditoriali connesse al funzionamento dell'accoglienza al Cara di Isola Capo Rizzuto che andava avanti da più di un decennio. Sono i reati contestati a vario titolo alle 68 persone arrestate la scorsa notte nell'ambito dell'operazione "Jonny", che ha impegnato oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili delle Questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del Ros e del Reparto operativo - Nucleo investigativo di Catanzaro e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispettivi uffici e Comandi centrali.

Nella zona, gli Arena agivano direttamente attraverso i propri affiliati, oppure tramite fiduciari nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o anche attraverso la messa "sotto tutela" di cosche alleate.

Tra il 2015 ed il 2016 infatti, secondo i pm, una cellula degli Arena era particolarmente attiva a Catanzaro dove ha perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi.