Ddl tortura approvato tra le critiche

Ddl tortura approvato tra le critiche

Il disegno di legge che punterebbe ad introdurre il reato di tortura riceve il via libera dal Senato con 195 si', 8 no e 34 astenuti. Infine, il capitolo delle torture psicologiche.

Roma, 17 mag - "Oggi è stato compiuto un passo decisivo per l'introduzione del delitto di Tortura nel nostro ordinamento". - PENA AGGRAVATA SE TERMINA DETERMINA LESIONI, ERGASTOLO SE UCCIDE - Se dalla tortura deriva una lesione personale le pene di cui ai commi precedenti sono aumentate; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà. I traumi psichici dovranno essere verificati ma, dice Manconi, "i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi". E c'è Antigone, un'associazione politico-culturale nata alla fine degli anni Ottanta a cui aderiscono soprattutto magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. Il testo tornerà alla Camera di Montecitorio per la quarta lettura. "Nell'articolato discusso nel luglio del 2016, si pretendeva che le violenze o le minacce gravi fossero "reiterate" perché così, e solo così, si sarebbe concretizzato il reato di tortura - si egge nell'articolo -". Certo, l'Italia è sotto i riflettori: il massacro del G8 di Genova, le morti di Cucchi e Aldovrandi dovute alle percosse subite dalle forze dell'ordine, e altri casi di 'tortura' applicata portano all'Italia grandi critiche da parte dell'Europa. E anche un'altra incongruenza: la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico. "Tutto ciò significa ancora una volta che non si vuole seriamente perseguire la violenza intenzionale dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio in danno delle persone private della libertà, o comunque loro affidate, quando invece è solo l'individuazione e la sanzione penale di chi commette violenze e illegalità a tutelare il prestigio e l'onore dei corpi e della stragrande maggioranza degli appartenenti", conclude. "Ora l'auspicio è che la Camera approvi in tempi rapidi e in via definitiva la legge, colmando cosi un vuoto normativo molto grave".

Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, afferma: "Nonostante le buone intenzioni e gli aggiustamenti apportati, il Ddl sull'introduzione del reato di tortura, non scioglie i tanti dubbi interpretativi relativi all'intensità delle sofferenze fisiche per essere qualificate acute, alla verificabilità del trauma psichico e del suo grado, a quale sia la condotta del trattamento inumano e degradante". Se il reato è commesso da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Le pene erano diverse se il fatto era commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell'esercizio delle sue funzioni, con pene aumentate dai 5 ai 12 anni.

Diverse associazioni che si occupano di tortura, come Amnesty International e Antigone, hanno detto che il testo è "impresentabile". "Il limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo e circoscrivere in modo inaccettabile l'ipotesi della tortura mentale è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo, nonché distante e incompatibile con la Convenzione internazionale contro la tortura". L'articolo 3 non ammette il respingimento o l'espulsione o l'estradizione verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che la persona rischi di essere sottoposta a tortura.

Il nuovo reato di tortura prevede l'innalzamento da 4 anni a 10 anni di reclusione per chiunque, "con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, di cura o di assistenza, intenzionalmente cagiona acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o di infliggere una punizione o di vincere una resistenza, ovvero in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose".