Dall'Ue maxi-multa a Fb per informazioni fuorvianti su Whatsapp

Dall'Ue maxi-multa a Fb per informazioni fuorvianti su Whatsapp

In base alla legge sulla regolamentazione delle fusioni societarie del 2004, l'Unione Europea ha deciso di multare Facebook di 110 milioni di euro per la questione riguardante la condivisione dei dati con WhatsApp. La causa della sanzione è quella di aver fornito informazioni fuorvianti nel momento dell'acquisto di WhatsApp avvenuto nel 2014 per 19 miliardi di dollari.

Qualche mese fa Facebook annunciò che, finalmente dopo diversi anni dall'acquisizione di WhatsApp, ci sarebbe stato un minimo di convergenza fra i due servizi.

D'altra parte, questa multa non ha nulla a che vedere con altri eventuali rilievi in termini di privacy sull'aggiornamento delle condizioni del servizio di Whatsapp risalente alla scorsa estate. Quando Facebook notificò l'acquisizione di WhatsApp nel 2014, informò la Commissione che non sarebbe stata in grado di stabilire una corrispondenza automatica affidabile tra gli account degli utenti di Facebook e quelli degli utenti di WhatsApp. È la prima volta che la Commissione europea mette in atto questo tipo di sanzioni, anche se il regolamento è in vigore dal 2004.

"La revisione efficace e tempestiva delle fusioni dipende dall'accuratezza delle informazioni fornite dalle compagnie coinvolte", aveva detto Margrethe Vestager, commissario Ue per la Concorrenza quando lo scorso dicembre ha annunciato l'avvio delle indagini. Secondo l'Antitrust gli utenti erano portati a credere che non avrebbero più potuto usare l'applicazione di messaggistica se non avessero condiviso i dati con il social network.

Da parte di Facebook, la società ha fatto sapere d'avere agito in buona fede fornendo informazioni precise. Gli errori commessi nel 2014 non sono stati intenzionali e la Commissione ha confermato che non hanno avuto un impatto sulla decisione relativa alla fusione. "In particolare, si è riscontrato che Facebook effettuava operazioni di massa sui dati degli utenti ai fini pubblicitari - ha aggiunto il Cnil -". Più esattamente, di 250 milioni di euro, pari all'1 per cento del fatturato del colosso statunitense.