Caso Fca: il ministero dei Trasporti contro la Commissione Europea

Lo ha deciso la Commissione Europea "per il mancato adempimento da parte di Fca degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli".

Da allora, l'azienda è stata in contatto sia con l'EPA che con la California Air Resources Board per risolvere la questione delle emissioni in eccesso e, anche, per ricevere dalle autorità l'autorizzazione a procedere alla vendita dei modelli diesel di FCA del 2017. Tre sono le informazioni che la Commissione vuole ottenere.

Altroconsumo prende atto dell'apertura da parte della Commissione europea della procedura di infrazione contro l'Italia; apprezza soprattutto la dichiarazione della Commissaria Elżbieta Bieńkowska e la sottoscrive appieno. All'epoca la nota casa automobilistica di Wolfsburg fu scoperta a falsificare i risultati dei controlli delle emissioni delle auto vendute sul mercato statunitense tramite l'utilizzo di un software in grado di capire quando la vettura era sottoposta a test e, ridurre al minimo le emissioni. La Commissione europea ha acceso un faro per infrazione delle regole comunitarie a carico dell'Italia in merito alla compatibilità con le norme Ue del software montato sulle Fiat 500X sulle emissioni di NOx.

Il caso Fca nasce dalle informazioni portate a conoscenza della Commissione, nel contesto di una richiesta da parte del Ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016, di mediare un disaccordo tra le autorità tedesche e quelle italiane riguardante le emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte da un tipo di veicolo omologato dall'Italia. Si chiede anche di chiarire se l'Italia sia "venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di auto". "Ciò è particolarmente deludente" afferma il ministro aggiungendo che nessuna nuova richiesta di chiarimenti è arrivata finora.

Delrio inoltre evidenzia che "contrariamente a quanto dichiarato dai vostri uffici, le autorità italiane hanno escluso fin dall'inizio la presenza di dispositivi illegali sui modelli Fiat sia nelle versioni originali sia in quelli ricalibrati". Per questo, Roma ha chiesto di rimandare l'avvio della procedura di infrazione. "Lo scandalo delle emissioni ha dimostrato che la responsabilità di far rispettare la legge e di punire coloro che la violano non può essere lasciata esclusivamente agli Stati membri".