Campi Flegrei, il supervulcano dà segnali di irrequietezza

Campi Flegrei, il supervulcano dà segnali di irrequietezza

L'Ingv, riferendosi alle rilevazioni degli ultimi tempi, condotte nell'area dei Campi Flegrei dagli esperti dell'University College London e da quelli dell'Osservatorio Vesuviano, ha affermato che le informazioni 'hanno una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di Protezione civile'. I ricercatori hanno anche creato un modello matematico che dimostrerebbe che i sollevamenti del suolo degli ultimi 60 anni siano dovuti ad un "accumulo di sforzi" che porterebbero il vulcano ad una condizione più vicina all'eruzione rispetto a quanto si pensava.

E perché si ritiene l'eruzione vicina, quali sono i sintomi di tale pericolo?

"Nonostante i segnali di una rinnovata attività della caldera vulcanica dei campi Flegrei continuino oramai da anni - dichiara il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli - ancora oggi non c'è stata una prova generale del piano di evacuazione per tutta la popolazione dei comuni interessati". Ma sostengono che le autorità locali e le persone che vivono nella provincia di Napoli dovrebbero prendere sul serio il rischio rappresentato dai Vulcano. L'apparente dolcezza dei rilievi collinari e delle strutture relitte di vulcani antichi (oltre 10mila anni fa) e recenti (ultima eruzione nel 1538) nasconde in realtà una gigantesca caldera che è stata teatro in passato di almeno due eruzioni di enormi proporzioni con chilometri cubi di materiale vulcanico eruttato, rinvenuto persino nelle regioni europee più orientali come Russia e Romania.

I Campi Flegrei, zona ad altissima densità abitativa, sono sempre stati un'area estremamente interessante dal punto di vista geologico. Fu in quella occasione che si formò il Monte Nuovo: il più giovane vulcano d'Europa, sul lago Lucrino. "È fondamentale che le autorità siano preparate a questo".

"Questa progressiva evoluzione verso una completa fratturazione dei sistemi vulcanici soggetti a grandi deformazioni cumulative - spiega Chris Kilburn, ricercatore dell'UCL, - può chiarire anche le cause dell'eruzione del 1994 della caldera di Rabaul (Papua, Nuova Guinea), avvenuta dopo un modesto episodio deformativo (una decina di centimetri), in un'area che aveva però già accumulato, nei decenni precedenti, alcuni metri di sollevamento". Si tratta dell'intera estensione territoriale dei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto e di parte del territorio dei Comuni di Giugliano in Campania, Marano di Napoli e alcune municipalità di Napoli.

LE DICHIARAZIONI - Uno degli autori della ricerca, Christopher Kilburn direttore del Centro Rischi della UCL, in un'intervista rilasciata alla rivista statunitense Newsweek, precisa: "Non stiamo dicendo che ci sarà un'eruzione". Effettivamente, stando ai risultati del lavoro, sembra che il supervulcano stia attraversando una fase di irrequietezza simile a quella che precedette di circa un secolo l'eruzione del 1538.