Boss ucciso a Palermo, Cosa Nostra lo condannò a morte nel 2014

Boss ucciso a Palermo, Cosa Nostra lo condannò a morte nel 2014

Alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di Capaci nella quale perse la vita Giovanni Falcone, "eroe nella lotta contro le mafie", Palermo continua a vivere momenti di alta tensione.

Il boss stava pedalando in sella alla sua bicicletta in via d'Ossuna, nel quartiere Zisa, e procedeva in direzione via Papireto.

Sul posto sono subito pervenute le forze dell'ordine coadiuvate dalla scientifica.

"Ho sentito due colpi d'arma da fuoco". L'ultimo padrino a essere ucciso è stato proprio Giuseppe Di Giacomo, che secondo i piani del fratello, avrebbe dovuto assassinare Dainotti. Ma la mafia sembra non aver dimenticato Dainotti. In strada non c'era nessuno - ha testimoniato una donna tunisina che abita in via D'Ossuna - Poco dopo è arrivato un ragazzo con una maglietta celeste. Qui si sparano sempre i fuochi d'artificio a qualunque ora. Dainotti era stato condannato per l'omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e dei carabinieri Bommarito e Morici che lo accompagnavano.

Scarcerazione seguita da una sentenza della corte di Cassazione in applicazione della legge Carotti, che consentiva ai colpevoli di reati per cui era previsto l'ergastolo di vedere commutata la pena in 30 anni di carcere se chiedevano il rito abbreviato.

Quello di Dainotti è un nome importante negli organigrammi mafiosi. Gridava 'zio Peppino, zio Peppino'. Fu dunque condannato a 30 anni, e scarcerato nel 2014 per espiazione della pena. Il primo omicidio di Cosa nostra dopo tre anni di pace tra le cosche.