Ambiente: Ue, Italia sotto accusa per discariche e fogne

Ambiente: Ue, Italia sotto accusa per discariche e fogne

Come altri Stati membri, l'Italia era tenuta a chiudere o a bonificare entro il 16 luglio 2009 le discariche che avevano ottenuto un'autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 luglio 2001 ("discariche già esistenti"), adeguandole alle norme di sicurezza stabilite dalla direttiva comunitaria del 1999 sulle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/Ce).

La Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per la mancata bonifica o chiusura di altre 44 discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l'ambiente. Ci sono molti modi per disfarsi dei rifiuti: seppellirli sotto terra, nelle discariche, è il metodo "meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere tenuto al minimo assoluto", nota la Commissione.

Le discariche non a norma si trovano 23 in Basilicata, 11 in Abruzzo, 5 in Puglia, 2 in Campania e 3 in Friuli Venezia-Giulia.

La Commissione europea "non esiterà" a aprire procedure di infrazione se entro un mese l'Ungheria, la Polonia, l'Austria e la Repubblica ceca non rispetteranno i loro obblighi in termini di ricollocamenti di richiedenti asilo da Italia e Grecia. La Corte ha già pronunciato sentenze di condanna nei confronti di Bulgaria, Cipro e Spagna.

Questo nuovo procedimento si aggiunge a due condanne già inflitte all'Italia dalla Corte di Giustizia nel 2007 per circa 300 discariche irregolari e nel dicembre 2014 per 198 discariche.

E' certamente un messaggio positivo quello che l'Unione Europea ha lanciato a riguardo dei migranti, almeno per ciò che attiene la posizione dell' Italia in merito a tale fenomeno. In quell'occasione, giorno in cui la Corte europea emise la prima sentenza di condanna contro l'Italia, il ministro diffuse un pomposo comunicato stampa ufficiale in cui disse che si stava risolvendo l'emergenza. A fine 2016 - come ha specificato il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo a una interrogazione alla Camera - eravamo a quota 133, "pari a una sanzione semestrale di 27 milioni e 800 mila euro". "E' una questione di credibilità istituzionale e politica, anche rispetto a chi ha rispettato le regole", ha spiegato Avramopoulos.

Dopo diversi avvertimenti, "considerata l'insufficienza dei progressi fatti, la Commissione ha trasmesso un parere motivato supplementare nel giugno 2015, nel quale si esortava l'Italia a trattare adeguatamente 50 siti che rappresentavano ancora una minaccia per la salute e l'ambiente".