Agnelli in Antimafia: "Mai incontrato da solo Dominello; zero minacce dagli ultras"

Agnelli in Antimafia:

"Siamo sicuri che la legge Pisanu, che permette la vendita ad una singola persona di 4 biglietti al massimo, risponda all'esigenza sociale del pubblico e che per spostarsi deve organizzarsi in gruppi?", si chiede Agnelli interrogandosi sulla compravendita dei biglietti per i match della Serie A. "Certo se si procedesse ad una deroga o ad una modifica della normativa essa dovrebbe comunque prevenire le truffe o l'accaparramento a fini speculativi dei tagliandi, ma è comunque una riflessione che va fatta. Esiste un problema di infiltrazioni da parte di organizzazioni criminali e dobbiamo stare più attenti, non la Juventus ma in Italia". Così la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi si è rivolta al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, all'apertura dell'audizione sull'inchiesta relativa alla presunta concessione della gestione di biglietti e abbonamenti dello Stadium ad alcuni tifosi legati alla 'ndrangheta. Chissà se è bastato per convincere i componenti dell'Antimafia. "A noi interessa capire la lettura che Agnelli dà dei fatti che si sono verificati e di quella realtà. Ci interessa capire se la società si è interrogata sul perché è successo questo, di chi sono le responsabilità e quali sono i rimedi".

La Bindi, che prima di cominciare l'audizione ha fatto i complimenti ad Agnelli per la conquista della Coppa Italia e l'in bocca al lupo per finale di Champions League, aveva fatto presente come fosse "emerso fin qui un quadro che presenta seri elementi di preoccupazione sotto molti punti di vista".

E su Dominello afferma: "Io non ho mai subito minacce da ultras. Un'altra volta è venuto con Fabio Germani (un altro imputato, ndr.) in sede per gli auguri natalizi, una volta presso i miei uffici in Lamse con Alessandro D'Angelo (uno dei manager della Juve, ndr.), in una delle occasioni in cui ho incontrato tutti i tifosi". "Ribadisco che se ho incontrato Dominello - ha proseguito - può essere stato nell'ambito di un consesso di tifosi ed è pacifico che se non solo io ma tutti i miei dipendenti avessero saputo, quello che oggi è emerso, mai avremmo avuto rapporti con lui". "I miei dipendenti hanno sempre ritenuto di rapportarsi solo a soggetti facenti parte del tifo organizzato - ha aggiunto il numero uno del club bianconero - mai nessuno ha pensato che potesse essere qualcosa di diverso da un semplice ultrà". La responsabilità iniziale che ci ha portato a questa situazione è sicuramente lo stadio troppo piccolo. "Vogliamo capire che parte intende giocare nella federazione nazionale perchè non si verifichi più quello che si è verificato", ha concluso. Bisogna presidiare le curve con gli steward e, in caso di reati, avere un giudizio immediato in stile inglese: noi come Juventus siamo pronti, anche con una piccola zona all'interno dell'impianto.