Vertice Trump-Xi al via: temi in agenda e nodi da sciogliere

Vertice Trump-Xi al via: temi in agenda e nodi da sciogliere

Molti di questi temi si incrociano tra loro, con Trump che sarebbe pronto a smorzare i toni sul fronte della politica commerciale (in campagna elettorale ha più volte ripetuto come la Cina rubi i posti di lavoro agli americani) in cambio di un pressing più deciso di Pechino sul regime di Pyongyang, che con il suo programma nucleare minaccia gli Usa e i suoi alleati nel Pacifico. La proposta ha suscitato malcontento nel settore turistico in quando si tratta di violare la privacy del singolo individuo. Tillerson era stato a Pechino il mese scorso, ultima tappa di un viaggio in Asia orientale che lo aveva portato prima a Tokyo e poi a Seul.

I diritti costituzionali americani non devono sparire ai confini del Paese, richiedendo un mandato per l'ispezione la legge assicura che gli agenti al confine si concentrino sui criminali e possibili terroristi invece di sprecare tempo.
Tuttavia, sembra che a Washington abbiano capito che una mossa del genere nei confronti del Dragone rischi seriamente di compromettere non solo il normale abbecedario economico tra i due Paesi ma anche la sicurezza internazionale.

Le relazioni con Xi Jinping, presidente della Cina, sono "straordinarie". Per ora sono stati rivelati pochissimi dettagli sui temi che saranno toccati dai due leader: di sicuro ci saranno i rapporti commerciali e la Corea del Nord.

È anche vero che vi sono stati segnali distensivi: una telefonata fra i due leader, la riaffermazione del principio dell'unica Cina, le dichiarazioni di Rex Tillerson, segretario di Stato Usa sul desiderio di un rapporto "senza conflitti, senza contrasti, nel mutuo rispetto, e di mutua cooperazione in cui entrambi vincono (win-win)". A chiudere la questione ha provveduto Matteo Renzi: "La discussione su un episodio grave e profondamente antipatico non può far tornare il linguaggio a quello della Prima Repubblica". Trump ha già chiarito esplicitamente che la "pazienza strategica" esercitata dal suo predecessore, Obama, è finita e che, diversamente dal presidente democratico, con lui "non succederà" che la Corea del Nord riesca a dotarsi di armi in grado di colpire gli Stati uniti. Ma non sono solo determinanti economiche a rendere plausibile questo scenario; vi sono anche evidenti contingenze di natura personale che credo indurranno a grande prudenza i due leader. Certo, c'è quello spiacevole bombardamento missilistico, che ha sicuramente imbarazzato Xi. La Cina è fortemente interessata a mantenere buone relazioni con Washington. Il raid è infatti un avvertimento alla Corea del Nord e, indirettamente, a Pechino che spinge per una soluzione pacifica delle tensioni sul nucleare di Pyongyang. Ogni 17 minuti atterra o decolla un volo che collega Stati Uniti e Cina; della serie: i due partner non riescono proprio a non frequentarsi. Per gli Usa la Cina è il Paese che potrebbe normalizzare le posizioni del leader nordcoreano, ma secondo Trump il suo omologo cinese non sta facendo abbastanza. A confermarlo è il fatto che a dare una mano a Trump è stato chiamato uno dei personaggi che hanno scritto la storia del XX secolo: Henry Kissinger. Nessun presidente se ne e' fatto carico come avrebbe dovuto.