Tap, Calenda: "La legittimità c'è, si tratta di un'infrastruttura strategica"

Tap, Calenda:

Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, rispondendo nel corso del question time in aula alla Camera a un'interrogazione del Movimento 5 stelle sul gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap), che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, in provincia di Lecce (a Melendugno).

Secondo Legambiente Puglia la vicenda del Tap non può essere affrontata in maniera isolata, ma deve rappresentare l'occasione per discutere della strategia energetica nazionale che punti sulle fonti rinnovabili, ferme al palo da 4 anni, sull'efficienza energetica, e sull'utilizzo del gas come fonte fossile di transizione, per arrivare già nei prossimi anni a chiudere progressivamente le vecchie e inquinanti centrali a carbone.

"Relativamente al metanodotto di collegamento alla Rete Nazionale di Trasporto, il relativo costo verrà inserito dall'Autorità per l'energia nel calcolo della tariffa di trasporto del gas - ha detto Calenda - che sarà pagata dalle società che importeranno il gas azero in Italia. Tutti i costi di trasporto dall'Azerbaijan fino all'Italia - ha rassicurato - saranno pagati dalle società private che importeranno, in concorrenza tra loro, il gas fino al nostro Paese".

Il Governo, in tutto ciò, ha risposto con numeri.

La conferma del ruolo del nuovo gasdotto: "Non ripercorro qui l'iter autorizzativo del metanodotto TAP la cui legittimità è stata confermata dal Tar e dal Consiglio di Stato". La diversificazione delle fonti e l'aumento dell'offerta, a detta del ministro, "creeranno una spinta concorrenziale che spingerà al ribasso i prezzi per gli utenti finali, le imprese e le famiglie".

La regione Puglia ha successivamente evidenziato la necessità di ottenere un'ulteriore autorizzazione per la rimozione di alcuni ulivi sulla base di una legge del 1951.

"TAP non serve alla sicurezza dell'approvvigionamento". I contratti di fornitura di gas lungo termine, infatti, cominceranno a scadere a partire dal 2019, secondo quanto reso noto.

Un progetto però fondamentale per Tel Aviv che si sostituirebbe a Mosca come fondamentale partner energetico dell'Europa alla quale peraltro restano i giacimenti de Mare del Nord che, purtroppo, si stanno rapidamente esaurendo.