Parcheggia al posto dei disabili, automobilista condannato per violenza privata

Parcheggia al posto dei disabili, automobilista condannato per violenza privata

Nello specifico, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista imputato, che aveva provato a difendersi sostenendo che la macchina era sì intestato a lui ma che era in uso a figlio e nuora, dunque non era condannabile in quanto non era stato lui a parcheggiare.

La sentenza - raccontata da Repubblica - ha avuto un prologo 8 anni fa, nel maggio 2009. Il motivo? Il parcheggio era "espressamente riservato a una determinata persona, per ragioni attinenti al suo stato di salute".

Inizia così un lunghissimo iter processuale. A otto anni dai fatti, Giuseppina, signora palermitana con problemi di disabilità di 53 anni, ha ottenuto giustizia: Mario Milano, il 63enne concittadino che occupò il suo parcheggio - ben 16 ore passarono prima che l'auto fosse rimossa - è stato alla fine condannato all'ultimo grado di giudizio a 4 mesi di reclusione, 5mila euro di multa più le spese processuali, per il reato penale di violenza privata. Il posteggio infatti non era un posto disabili generico, ma era uno spazio riservato proprio alla donna con tanto di numero di targa. Telefona ai vigili che però non possono intervenire perché sono impegnati in una riunione.

Dopo diverse ore, la donna decide di recarsi presso i Carabinieri, ma anche in questo caso non ottiene nulla. Violenza privata, appunto. Una conseguenza grave che si spera funzioni come deterrente più efficace per stroncare un malcostume, una prevaricazione che assume, da dopo la sentenza, il carattere di reato perseguibile. Il reato è di violenza privata. Una giornata da dimenticare per la povera Giuseppina che ha termine soltanto alle 2.30 del mattino, allorquando quando la macchina parcheggiata abusivamente sul posto disabili viene finalmente prelevata dal carro attrezzi e portata via. Quindi decide di querelare il proprietario della macchina. E la sentenza è destinata a fare scuola.