Minzolini, il Senato accoglie le dimissioni. L'ex direttore: è tornata la paura

Minzolini, il Senato accoglie le dimissioni. L'ex direttore: è tornata la paura

Minzolini era stato condannato con sentenza definitiva per peculato. Ma quella del 16 marzo, assicura, "è stata una bella pagina".

"Ringrazio - ha aggiunto - anche chi si è astenuto o non partecipando al voto ha dimostrato di avere delle riserve". Dando tutti una "prova di coraggio di non poco conto". C'è chi lo ha fatto come il M5S per rispetto, dicono, della legalità, in ossequio al principio per cui la legge va applicata sempre in un senso senza tenere conto dei casi specifici. Una richiesta che si scontra con il regolamento di palazzo Madama sui voti che riguardano la persona, che probabilmente darà vita a un dibattito in aula e nulla più. Una posizione che ricorda le parole del gran sacerdote del Tempio, Caifa, che chiedeva la morte di Cristo: 'così chiede la legge'. Minzolini aveva comunque rassegnato le dimissioni, che ora il Senato ha accolto. Lo si apprende da ambienti Dem di Palazzo Madama. "Io non ho nessun obbligo, il mio è un gesto di coerenza politica".

Quindi l'ex giornalista afferma che "se nel dopoguerra ci fosse stato l'automatismo tra condanna e decadenza, di cui si parla a proposito della legge Severino, Pietro Nenni non sarebbe potuto diventare parlamentare". "Ormai serve ben poco a proteggere l'espressione libera dei parlamentari chiamati a esprimersi su questioni che attengono alla loro coscienza e sulle quali il voto dev'essere messo al riparo sia dal mandato imperativo del partito d'appartenenza, sia da pressioni irragionevoli della pubblica opinione".

Con un voto sorprendente perché giunto subito dopo l'ok alle dimissioni di Minzolini, l'aula ha poi invece respinto le dimissioni del senatore ex M5S Giuseppe Vacciano.