Juventus-ultrà, Agnelli teste al processo di Torino

Juventus-ultrà, Agnelli teste al processo di Torino

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, sarà chiamato a testimoniare il 15 maggio in tribunale sul capitolo riguardante la gestione dei biglietti della società bianconera. Tutt'altro che positive, invece, quelle che arrivano dal lato giudiziario.

L'inchiesta sulle presunte infiltrazioni della malavita all'interno delle curve sportive non si arresta. Lo ha deciso il Gup Giacomo Marson accogliendo la richiesta dell'avvocato Domenico Putrino, uno dei legali in difesa di Saverio e Rocco Dominello. La prima stabilisce che, in caso di richiesta di abbreviato condizionato, "la prova integrativa debba essere necessaria, indispensabile sul piano logico e valutativo" e la seconda che, nel caso in cui l'imputato debba rispondere di più contestazioni, la condizione che si richiede debba essere abbastanza dirimente e totalizzante, visto che in ogni caso la sede naturale della raccolta delle prove è il dibattimento e non il processo in abbreviato.

Parimenti, i magistrati hanno ritenuto che non fosse dimostrata la conoscenza, da parte di Agnelli, del background criminale di Dominello, e pertanto non hanno mosso nessun addebito penale ad Agnelli.

"L'ipotesi di accusa che i Dominello siano dei mafiosi - ripete da tempo l'avvocato Putrino, che assiste Dominello con il collega Ivano Chiesa - non solo non è stata dimostrata ma è sub iudice, peraltro si rammenta la completa incensuratezza di Rocco Dominello, e l'assoluta correttezza dei rapporti intrattenuti con i responsabili del club della Juventus". "Lo abbiamo fatto a inizio udienza - spiega l'avvocato Putrino - per dimostrare, come emerso dagli atti processuali, quanto era uscito dalle intercettazioni tra Agnelli e il suo legale, Luigi Chiappero, conversazioni nelle quali Agnelli ammette incontri con il mio assistito". "Una consuetudine, che però avveniva non per una questione di mafia".