In Italia oltre 4 milioni di persone sono in povertà assoluta

La povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui). Di questi, rileva l'Istat nel rapporto "Noi Italia", circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. I obbligazioni sono stabili sul 2014 sia per finta l'peso durante necessità assoluta sia per finta quella relativa.

Il Pil pro capite dell'Italia risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell'Unione europea, piu' basso di quello riferito a Germania e Francia (rispettivamente del 23,6 e 9,2%) e superiore del 5% al prodotto interno lordo spagnolo pro capite. Le persone che vivono in povertà relativa sono invece 8,3 milioni, corrispondente al 10,4% delle famiglie italiane e al 13,7% della popolazione.

Un primato però l'Italia lo detiene: per quota di Neet (le persone che non hanno un lavoro né lo cercano né frequentano una scuola) siamo al top in Europa con oltre 2,2 milioni di giovani di 15-29 anni.

L'Italia, dopo la Grecia, fa inoltre registrare il dato peggiore sull'occupazione nell'area Ue. Ancora troppi, nonostante la flessione, i disoccupati nella fascia d'età compresa tra i 15-24 anni, che al sud arrivano a toccare il 51,7% (rispetto al 37,8% della media nazionale) e ancora tante le donne che faticano a trovare un'occupazione rispetto ai loro colleghi uomini. Resta il divario tra Nord e Mezzogiorno per i posti letto ospedalieri. Nel confronto con i paesi dell'Ue, nella graduatoria in ordine decrescente riferita al 2015, l'indice di concentrazione colloca l'Italia al decimo posto (0,324) insieme al Regno Unito, con un valore poco più elevato di quello medio europeo (0,310). La riduzione dei nuovi ingressi ha riguardato soprattutto il Centro e il Mezzogiorno.

Ancora pochi laureati e troppi abbandoni - Su numero di laureati e abbandoni degli studi l'Italia ha fatto passi in avanti ma resta lontana dalla media europea. È esattamente quello che, nei giorni scorsi con l'approvazione del Def, si è cercato di far capire: il Pil può anche aumentare, ma è la qualità di questo aumento che è piuttosto discutibile.

Il rapporto dell'Istat evidenzia una situazione complessivamente negativa per l'Italia, non solo riguardo i dati sulla povertà, ma anche sulla disoccupazione, sulla produttività e sul mercato del lavoro. Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. Scendendo in un maggiore dettaglio, a livello nazionale nel 2014 l'Istat segnala che la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta intorno ai 2.400 dollari pro capite a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e dei 4.000 in Germania (fonte Ocse). Le famiglie hanno contribuito alla costo sanitaria complessiva per finta il 23,3% e la e' sopra irriflessivo rincaro. E' il peggior tasso d'Europa, a parte la Grecia. Nel confronto europeo l'Italia è in 23esima posizione, sotto la media europea, seguita solo da Polonia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna e Austria. Gentiloni ha annunciato che i decreti legislativi della legge delega "arriveranno entro fine mese".