Il suicidio di Maria Rita Logiudice scuote le coscienze

Il suicidio di Maria Rita Logiudice scuote le coscienze

Maria Rita Lo Giudice, studentessa universitaria di 25 anni si è tolta la vita a Reggio Calabria lanciandosi dal quinto piano di un'abitazione. L'ipotesi, in cui crede anche il capo della Procura distrettuale antimafia della città calabrese, Federico Cafiero de Raho, è che il suo terribile gesto sia la conseguenza di uno stato d'animo, di una sofferenza che le era cresciuta dentro da quando ha avuto la sensazione che intorno a lei si stesse creando una cortina di diffidenza, un tentativo di isolarla per il cognome che portava, il cognome di esponenti della 'ndrangheta, alcuni dei quali in carcere.

La storia di Maria Rita, allora, serva da monito, da megafono per tutte quelle donne e quegli uomini che sentono sulle proprie spalle il peso delle colpe di un parente 'ndranghetista ma che con questi non voglio averci nulla a che fare: "lo Stato, ma più in generale la società - aggiunge Arturo Bova - sappia tenere a mente questo monito affinché si costruiscano le condizioni perché chi ha voglia di emanciparsi ed affrancarsi dalla contiguità con la 'ndrangheta, non sia costretto a farlo suicidandosi, ma abbia la possibilità di sentirsi parte di una comunità". Perché l'etica dà una soddisfazione interiore che non ha pari. "Ebbene noi avevamo una ragazza che questo aveva trovato, lo studio e il proprio futuro". I genitori e il fratello riferiscono che in Maria Rita era forte e sicura la consapevolezza della grave ingiustizia subita dalla sua famiglia nucleare derivata dalla condanna subita dal padre (non ancora definitiva). Ho parlato con il prefetto, con il presidente della Corte d'Appello Luciano Gerardis, con Luigi Ciotti, con padre Giovanni Ladiana, con tutti quelli che mi sembrano le persone particolarmente sensibili. Lo stesso don Ciotti mi ha chiamato con le lacrime agli occhi. È un fatto gravissimo, perché se noi perdiamo queste occasioni per recuperare la libertà, l'onestà, l'etica, non abbiamo più nessuna speranza per il nostro futuro. È certo che dobbiamo distinguere tra quelli che il titolo di studio lo prendono perchè poi devono essere funzionali alla loro cosca, quelli sì che vanno isolati e vanno emarginati.

Il prefetto Michele di Bari ha convocato per oggi un Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica finalizzato ad attivare un focus sul disagio sociale che vivono alcuni giovani appartenenti a famiglie di 'ndrangheta.