Gabriele Del Grande telefona alla compagna: "Inizio lo sciopero della fame"

Gabriele Del Grande telefona alla compagna:

"Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato". 'Da stasera inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti', ha detto alla sua compagna. Ho subito interrogatori al riguardo.

Il giornalista è stato bloccato dalla polizia nella provincia sudorientale dell'Hatay, confine con la Siria, perché sprovvisto dei necessari permessi, mentre cercava d'intervistare dei profughi siriani per il suo ultimo libro "Un partigiano mi disse", un'opera su "la guerra in Siria e la nascita dell'Isis raccontate attraverso l'epica della gente comune in un intreccio di geopolitica e storytelling", come l'aveva annunciata lui stesso quando ne aveva lanciato il finanziamento attraverso il crowdfunding. Non riesce a nascondere la preoccupazione Massimo Del Grande, titolare dell'Antica Osteria di Panicagliora, a una ventina di chilometri dall'Abetone sulla montagna pistoiese e padre del giovane blogger e regista lucchese, arrestasto nella Turchia di Erdogan.

"Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano - ha detto Gabriele Del Grande nella telefonata alla moglie, il cui testo è stato riportato dalla sua pagina Facebook 'Io sto con la sposa', titolo del suo docufilm - Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento". Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta'. Il ministero degli Esteri, in stretto raccordo con l'Ambasciata d'Italia ad Ankara e il Consolato a Smirne, continua a seguire il caso con la massima attenzione per favorire una rapida soluzione della vicenda. Le istituzioni rassicurano che sta bene. "Familiari e amici sono preoccupati - ha aggiunto -". Infatti, come Del Grande, altri 150 giornalisti si trovano nelle mani dei militari turchi.