Def, scompare il taglio dell'Irpef nel 2018 ma c'è taglio cuneo

Def, scompare il taglio dell'Irpef nel 2018 ma c'è taglio cuneo

Al netto del bonus di 80 euro la pressione fiscale scende dal 42,3% del 2016 al 41,8% nel 2017, per poi salire al 42,2% nel 2018 e al 42,3% nel 2019. È quanto prevede il Def approvato dal Consiglio dei ministri. Le risorse stanziate dal governo per la lotta alla povertà ammontano complessivamente a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Tre gli ambiti di intervento indicati: "il varo del reddito di inclusione, misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di poverta' che prendera' il posto del sostegno per l'inclusione attiva, con un progressivo ampliamento della platea di beneficiari (gia' nel 2017 oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone), con una ridefinizione del beneficio economico condizionato alla partecipazione a progetti di inclusione sociale e un rafforzamento dei servizi di accompagnamento verso l'autonomia; il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto della povertà (carta acquisti per minori e l'assegno di disoccupazione Asdi); il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali". E sul discusso utilizzo di circa 10 miliardi del fondo "salva-banche", il governo ipotizza per la ricapitalizzazione precauzionale delle banche in difficoltà "un utilizzo pari a circa metà delle risorse rese disponibili con il decreto" del 23 dicembre scorso, che creava un fondo ad hoc, da utilizzare per il solo 2017, di 20 miliardi. "Una attenta riflessione sul valore concreto della credibilità del Paese appare particolarmente rilevante" alla luce delle aspettative che vogliono la Bce terminare il QE entro il 2018. "L'esecutivo quindi intende dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese, avviata con Irap e Ires e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)". Gli incassi annuali valgono 5 miliardi (0,3% Pil) e non più 8 miliardi (0,5% Pil) come previsto in precedenza, in base a una stima più realistica di quanto è vendibile.

E invece niente, il taglio delle aliquote Irpef scompare dal menù della politica economica del governo, sostituito in parte dalla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e in parte - maggiore - dallo stanziamento di generosi aiuti per le banche. È quanto emerge dal testo del Documento di Economia e Finanza, pubblicato dal Ministero dell'Economia oggi, mercoledì 12 aprile. Il nuovo programma nazionale delle riforme indica ora come "cruciale il taglio del cuneo fiscale per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori". "Il processo di privatizzazione - si legge - di società controllate dallo Stato e del patrimonio immobiliare pubblico riceverà nuovo impulso nel prosieguo di quest'anno, con l'obiettivo di conseguire, includendo anche dividendi straordinari di competenza del Tesoro, entrate pari ad almeno lo 0,3% del Pil".

"Il governo vuol trovare spazi per apportare misure espansive e di riduzione della pressione fiscale, in modo tale da dare continuità all'azione di governo degli anni scorsi", si legge. Secondo il Pnr, in chiave macroeconomica, dalle riforme ci sarebbe, in cinque anni, anche un incremento di 2,5 punti dei consumi e di 4,4 punti degli investimenti.