Borsellino, ergastolo a due boss

Borsellino, ergastolo a due boss

La corte d'assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, ha condannato all'ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 uomini della scorta. Per Scarantino la Procura ha chiesto la pena a 8 anni e sei mesi di carcere, mentre per Francesco Andriotta e Calogero Pulci 14 anni di reclusione ciascuno. "La sentenza - commenta l'avvocato Giuseppe Scozzola, difensore di parte civile di Gaetano Scotto - conferma con la concessione dell'attenuante a Vincenzo Scarantino, e cioe' che e' stato indotto nel suo falso pentimento, quanto i difensori non solo in questo processo ma essenzialmente nei due precedenti, hanno sempre sostenuto e cioe' che Scarantino non solo raccontava fatti non vissuti, ma che in cio' era stato indotto". I falsi pentiti sarebbero autori del clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato del verdetto emesso oggi dalla corte d'assise, verrà avviato il processo di revisione, già chiesto dalla procura generale di Caltanissetta. Ergastolo per Madonia e Tutino, accusati di strage. Il procuratore capo di Caltanissetta ha cosi' risposto anche ad alcune critiche mosse nella sua arringa dall'avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino.

"La prospettazione accusatoria ha retto, siamo soddisfatti".

La strage di via d'Amelio nella quale perse la vita Paolo Borsellino, simbolo italiano della lotta alla mafia - al pari del collega Giovanni Falcone - resta un caso ancora del tutto aperto, a distanza di 25 anni. E trasmissione degli atti in procura per accertare chi lo abbia spinto in questa direzione e a rendere quelle dichiarazioni che hanno deviato i primi tre processi. "Non so se ci sarà un altro processo, ma ci sono temi che devono essere ulteriormente sviluppati e l'esito del processo offre spunti per altri approfondimenti". Scarantino nel corso di questo processo ha raccontato di essere stato picchiato, di avere subito pressioni psicologiche, di avere ricevuto dai poliziotti della Mobile pizzini e appunti su ciò che doveva rivelare e ritrattare.