Addio voucher, arriva il lavoro a chiamata: cosa cambia

Addio voucher, arriva il lavoro a chiamata: cosa cambia

Con i voucher si pagavano lavori considerati "spot" che il quotidiano "Il Sole 24 Ore" giudica intraducibili in contratti di lavoro subordinato part-time: "Poiché non è possibile definirne a priori l'esatta entità delle prestazioni né in contratti di lavoro a chiamata, disciplinati in rare realtà contrattuali ovvero relegati a poche categorie soggettive e ad alcune quantomeno vetuste casistiche oggettive: basti pensare che in assenza di regolamentazione contrattuale occorre riferirsi a un'elencazione contenuta in una tabella del 1923".

Alla interpellanza ha risposto, per conto dell'Amministrazione, l'Assessore Gabriele Barisano, assicurando a breve sì la stesura delle graduatorie, che però ha riferito saranno utilizzate sono nel caso in cui il Governo nazionale dovesse trovare una alternativa ai voucher, senza dunque studiare una soluzione locale che possa dare l'opportunità di lavoro a chi ha presentato domanda e dovesse risultare nelle posizioni utili della graduatoria. Solo nel quarto trimestre del 2016 hanno fatto segnare un +12,9% a fronte di una stabilità dell'intensità lavorativa (20,9 giornate retribuite nel mese), cioè del periodo di lavoro per cui si viene chiamati. La seconda, più flessibile, è per le piccole aziende, commercianti e artigiani.

La Commissione Lavoro della Camera, nella seduta del 16 marzo 2017, ha approvato l'eliminazione totale dei voucher, votando a favore dell'emendamento che prevede l'abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del D.Lgs. n. 81/2015 relativi alla disciplina lavoro accessorio. L'abrogazione dei buoni, inoltre, a seguito di un ulteriore chiarimento da parte del Dicastero di Via Veneto non si estende ai voucher per i servizi di baby-sitting che, quindi, potranno continuare ad essere erogati secondo le consuete modalità da parte dell'Inps. Alle aziende, invece, costa di più. Il documento dei civici è stato affiancato da altre due mozioni, una presentata dal Partito Democratico e una dal centrodestra, anch'esse per affrontare le problematiche sorte dopo la sua cancellazione.

La proposta prevede l'introduzione del lavoro intermittente a chiamata, attivabile in tutti i settori economici e senza limite di età, per un massimo di 400 giornate lavorative in tre anni.

Il lavoratore assunto con contratto di lavoro intermittente deve ricevere, "per i periodi lavorati e a parità di mansioni svolte" un trattamento economico e normativo analogo a quello di un lavoratore di pari livello, anche se quest'ultimo è assunto con un contratto diverso. Una volta che il decreto diventerà legge decadrà il referendum abrogativo promosso dalla Cgil e fissato per il 28 maggio.

Secondo il capogruppo di Ap-Ncd alla Camera, Maurizio Lupi, le nuove regole vedranno la luce "entro il 15 maggio".