Speciali? No, umani. La sindrome di Down spiegata in 2 minuti

Speciali? No, umani. La sindrome di Down spiegata in 2 minuti

Per l'occasione, e come ogni anno, anche l'AIPD (Associazione Italiana Persone Down) fa sentire la propria voce, lanciando una raccolta fondi in tutto il Bel Paese: in oltre 30 città, dal nord al sud della Penisola, è già possibile dal 19 marzo scorso contribuire con delle donazioni in cambio di piccole lattine con terra e semi di "Nontiscordardimè".

Il filmato viene presentato alla Conferenza del World Down Syndrome Day dal titolo "MyVoiceMyCommunity - Enabling people with Down syndrome to speak up, be heard and influence government policy and action, to be fully included in the community" in programma a a New York, nel quartier generale delle Nazioni Unite.

Quando parliamo delle necessità che hanno le persone con sindrome di Down, usiamo spesso l'espressione "bisogni speciali".

Sul canale Youtube di CoorDown è stato diffuso uno short-film che affronta il tema della campagna Not special needs con grandissima ironia, ponendo l'accento sulla differenza tra i bisogni speciali, come ad esempio essere svegliati da una celebrità o fasi massaggiare da un gattino, e i bisogni reali delle persone con disabilità, che poi sono gli stessi di tutte le persone.

Ricevere un'istruzione adeguata, trovare un lavoro, andare a vivere da soli, uscire con gli amici, praticare sport, avere una relazione sentimentale, esercitare pienamente i propri diritti di cittadino. Ma è proprio coì che vengono definiti i bisogni delle persone con sindrome di Down. I ragazzi con la sindrome di down infatti sono migliaia in Italia e nel mondo e per questo vanno tutelati cercando di sensibilizzare tutti sull'argomento. La condizione colpisce circa un nuovo nato su mille, ricorda l'Oms, e se all'inizio del '900 la sopravvivenza media era 10 anni ora circa l'80% dei malati supera i 50. Si stima che In Italia che la sopravvivenza media sia 62 anni. Certo, possono aver bisogno di un sostegno, che qualche volta significa assistenza vera e propria, ma questo non cambia la natura di quelle esigenze, cioè non rende speciali dei bisogni semplicemente umani.