Rientra in fabbrica dopo il trapianto di fegato, l'azienda lo licenzia

Rientra in fabbrica dopo il trapianto di fegato, l'azienda lo licenzia

Per tutta la giornata di mercoledì 8 marzo Fiom, Fim e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione e definito "inaccettabile" la decisione dell'azienda, leader nel campo della produzione di ingranaggi e componenti per la trasmissione.

Dopo 37 anni di lavoro, 27 trascorsi nella fabbrica di Cascine Vica, ad Antonio mancano ancora 5 anni per raggiungere la pensione: "L'azienda non ha informato le Rsu e ha fatto offerte ridicole al lavoratore, che giustamente le ha rifiutate - spiegano i rappresentanti sindacali -". A spiegarlo sono i sindacati secondo cui l'adesione allo sciopero è stata molto elevata.

"Mi avevano dato sei mesi di vita". Poi ho subìto un trapianto e l'operazione è andata bene. "Ma io avrei accettato anche un demansionamento". "Ci auguriamo che ritorni sui suoi passi e si sforzi di trovare una soluzione adeguata alle attuali condizioni fisiche del lavoratore, dal momento che quello dell'azienda è in questo caso un comportamento discriminatorio".

Antonio Forchione farà causa per ottenere un risarcimento e spera che il tribunale gli riconosca un indennizzo tale da consentirgli di agganciare la pensione, tra cinque anni.

Tanta è stata la solidarietà dimostrata dai colleghi all'operaio. Allo sciopero hanno aderito non solo i lavoratori di Rivoli, ma anche quelli della fabbria di Luserna San Giovanni.

A chi ha voluto il jobs act per rendere il lavoro più flessibile, tanto che adesso in Italia abbiamo il lavoro più flessibile di Europa, voglio dire, che non c'era bisogno di farlo, i datori di lavoro, se vogliono licenziare lo trovano sempre il modo per farlo. "La protesta è stata indetta anche perché è il terzo caso simile, dopo quelli registrati negli stabilimenti di Bari e di Sommariva Bosco".