Neuralink, la tecnologia che "fonde" il cervello umano e il computer

Neuralink, la tecnologia che

La differenza è data dal fatto che le operazioni al cervello umano sono estremamente pericolose ed invasive, e potrebbero provocare anche danni permanenti. Ebbene, la vostra fame di curiosità verrà saziata grazie a queste foto esclusive in arrivo da Los Angeles, che immortalano dall'alto la casa dell'imprenditore sudafricano Elon Musk, il multimilionario fondatore di PayPal, proprietario di SpaceX - il razzo che ci porterà su Marte - e della supercar Tesla.

Questi impianti porterebbero l'essere umano a non rimanere mai indietro rispetto alle intelligenze artificiali, a migliorare la memoria o consentire l'interfacciamento più diretto con i dispositivi informatici.

La Neuralink ha proprio per questo già assunto vari scienziati e ricercatori già attivi nel campo. Alla ricerca stanno partecipando, tra l'altro, anche varie sezioni del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Così il multimilionario, che spera di migliorare le proprie capacità (anche intellettive) divenendo un robot, ha deciso di finanziare una società che studia la possibilità di fondere il cervello umano con l'intelligenza artificiale (AI). È per lo più una questione di larghezza di banda, la velocità di connessione tra il tuo cervello e la versione digitale di te stesso.

Il motivo è semplice: operare il cervello è incredibilmente pericoloso ed invasivo e attualmente è un'opzione che viene presa in considerazione solo quando tutte le altre non sono praticabili. Per ora sono uscite solo indiscrezioni sui giornali e Musk si è limitato a dire, su Twitter, che sebbene abbia pochissimo tempo vuole dedicarsi a questo progetto perché i rischi per l'umanità sono troppo grossi.

Prima che una tecnologia sia pronta per l'impianto sull'uomo, così da dare vita ai primi "borg", una specie cyborg ipotizzata nella saga fantascientifico di Star Trek, passeranno tuttavia degli anni, ma quel giorno sembra destinato ad arrivare. La società californiana avrebbe già migliorato i cosiddetti "neural laces", dei microscopici "lacci neurali" che, iniettati nel cervello o nella corteccia cerebrale, si aprono in un ventaglio di filamenti dotati di nanosensori.