Morte Dj Fabo, Marco Cappato: "Oggi vado ad autodenunciarmi"

"Grazie Marco. Grazie mille". A questi sono aggiunti però anche gli appelli come quelli di Dj Aniceto, "per favore vivi", e di Matteo Nassigh, 19 anni, disabile gravissimo dalla nascita, pubblicato stamani sull'Avvenire: "non chiedere di morire, noi non possiamo correre ma siamo pensiero, e il pensiero migliora il mondo". "Vorrà dire che tornerò a casa portando un po' di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono". L'ha accompagnato in Svizzera Marco Cappato, dell'Associazione Luca Coscioni che dovrà rendere conto della vicenda alle forze dell'ordine. Il 7 dicembre scorso la Commissione affari sociali della Camera ha approvato all'unanimità una proposta sul testamento biologico che impone il "rispetto della volontà del paziente".

Fabo era da ieri in Svizzera, dove ha affrontato le procedure per accedere al suicidio assistito. E' stato questo il suo ultimo grido di dolore, dalla clinica dove ha ricevuto il suicidio assistito.

"Racconterò - la promessa di Cappato - come ho aiutato Fabo ad ottenere l'assistenza alla morte volontaria. Ci sono diversi profili che vanno valutati, compresa la giurisprudenza della Cedu in questa materia". Proprio a causa del suo impegno, Cappato ora rischia fino a 12 anni di carcere perché secondo l'attuale legislazione italiana aiutare un individuo consenziente a porre fine alla propria sofferenza è un reato punibile dall'articolo 580 del codice penale: "Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni". A occuparsi del suo caso Marco Cappato e Filomena Gallo. "Siamo ancora sconvolti. Ce lo aspettavamo, certo, ma è triste che un italiano debba andare all'estero per affermare la propria libertà".

"Tutto questo mi rattrista molto".