Italia Benedizioni a scuola, legittime per Consiglio Stato

Italia Benedizioni a scuola, legittime per Consiglio Stato

In particolare, le benedizioni "non possono minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero".

Non solo. Secondo il Consiglio di Stato "non può logicamente attribuirsi al rito delle benedizioni pasquali, con le limitazioni stabilite nelle prescrizioni annesse ai provvedimenti impugnati, un trattamento deteriore rispetto ad altre diverse attività 'parascolastiche' non aventi alcun nesso con la religione, soprattutto ove si tenga conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione nella prima ipotesi, ma anche che nell'ordinamento non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell'edificio scolastico, ovviamente fuori dell'orario di lezione e con la più completa libertà di parteciparvi o meno, di attività (ivi inclusi gli atti di culto) di tipo religioso". "Ricorreremo alla Corte di giustizia europea". A far discutere fu la presa di posizione di undici insegnanti e sette genitori dell'Istituto Comprensivo 20 di Bologna che, insieme al Comitato bolognese Scuola e Costituzione, avevano presentato il ricorso per chiedere di sospendere la delibera con cui il Consiglio di istituto aveva autorizzato le benedizioni pasquali del personale, dei genitori e degli alunni, richieste dai parroci a cui i tre plessi (Carducci, Rolandino e Fortuzzi) fanno riferimento.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO - Ora però la sesta sezione del Consiglio di Stato (presidente Sergio Santoro) all'esito dell'udienza del 20 dicembre afferma che le benedizioni non incidono sulla vita scolastica, "non diversamente dalle diverse attività 'parascolastiche´ che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera". Pertanto "va aggiunto che, per un elementare principio di non discriminazione, non può attribuirsi alla natura religiosa di un'attività, una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima". A rinforzo di questa tesi, i giudici citano la Costituzione che vieta di trattare peggio, "sotto ogni aspetto", le manifestazioni religiose in quanto tali. "In questa sentenza - ha sottolineato Virgilio - non si fa alcun riferimento alla laicita' della scuola che viene trattata come un qualunque luogo pubblico e non come un luogo pubblico di educazione ed istruzione".

Il Tar dell'Emilia-Romagna aveva annullato la delibera, sostenendo che la scuola non deve essere coinvolta in un rito attinente unicamente alla sfera individuale di ciascuno. Crediamo che la scuola debba essere laica esattamente come lo è lo Stato.