I Veneti al Lingotto con Renzi

Intanto, pero', c'e' da affrontare la prova della mozione M5S contro il ministro dello sport Luca Lotti. "Io invece mi occupo della città". Di Maio e Di Battista, rinunciate alle vostre immunità e venite in tribunale e vediamo chi ha ragione e chi torto. Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd, perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia. Accusa che Renzi lancia agli scissionisti e ai 'padri' stessi dela scissione, chiamati "esperti di Xylella", in quanto autori "della distruzione dell'Ulivo". Mi ritrovo in prima fila, tra i compagni sardi.

"Siamo qui per discutere, dialogare, dividerci se serve. Ci sono stati premier che andavano in Europa con la giustificazione, come a scuola, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano", incalza. Sui vaccini, per prendere un voto in più. Lorenzo Guerini, ex vice segretario dem e presidente della Commissione Congresso, non chiude le porte a un'ipotesi di alleanza con Mdp e, a domanda diretta, spiega che e' "presto per parlarne". Nessuno oggi impedisce al Parlamento di votare una legge elettorale di stampo maggioritario. Applausi molto caldi, ma selettivi: a chi rivendicava la giustezza delle riforme fatte, l'orgoglio identitario del Pd, a chi raccontava la concreta innovazione di esperienze territoriali, la progettualità del futuro, a chi difendeva il garantismo, l'urgenza di un riequilibrio del potere della magistratura e la vocazione riformista degli elettori del si.

In questo quadro ti saresti aspettato che la pur errata strategia di rivincita sarebbe stata più accorta, e il canovaccio della narrazione renziana al Lingotto 2017 almeno tatticamente diverso. In platea era seduto il premier Gentiloni. "Rivendichiamo un domani". Un domani che l'ex-premier declina più al plurale rispetto al passato. Parole che Renzi ha fatto proprie anche al di là delle intenzioni di chi le aveva pronunciate, come dimostra il patto del Nazareno. La sfida non è il quotidiano nauseante ping pong di queste settimane e mesi che ha stancato anche gli addetti ai lavori e non ha senso. E' il Noi contrapposto all'Io che Renzi si e' imposto e ha imposto al partito, lasciando che siano i ministri Graziano Delrio e Marco Minniti a sottolineare l'importanza di un "leader forte".

Il Pd, e Matteo Renzi in particolare, non hanno ancora capito cosa gli sta per succedere. "I napoletani non avevano paura che Maradona giocasse troppo la palla", dice Delrio, "senza Maradona, forse, vincevano lo stesso le partite, ma non vincevano lo scudetto". Poi, dopo un riferimento agli "ultimi", Renzi parla degli operai di Melfi e Mirafiori delal Fiat: "Bisogna crearlo il lavoro non farci i convegni", dice.

Altro che rivincita del leader ferito.

Si è conclusa, con l'intervento di Matteo Renzi, la kermesse del Partito democratico al Lingotto di Torino. Riparte oggi quella che, con un termine calcisticamente in voga in questi giorni, potremmo definire il tentativo di "remuntada" dell'ex presidente del Consiglio, il quale, proprio come il Barcellona, tenta di riprendersi prima il partito e poi il Paese. Renzi, poi, aggiunge una annotazione sul G7: "E' bello che sia Paolo Gentiloni a dare voce all'Italia". Il 30 aprile, è noto, sono già fissate le primarie del Pd e Renzi parte in pole position, anche se le maggioranze bulgare di fine 20133 sembrano un ricordo.