Giorno della felicità: solo 10 Paesi al mondo non in guerra

Giorno della felicità: solo 10 Paesi al mondo non in guerra

Felicità intesa non come emozione o gioia transitoria, ma come espressione di benessere e di soddisfazione per la propria vita: e proprio in questo senso le Nazioni Unite considerano il grado di felicità espresso da un paese come un indicatore significativo del suo livello di progresso e di sviluppo economico e sociale. Almeno, secondo il World Happiness Report 2017 pubblicato dalla Sdsn, un'iniziativa globale lanciata dalle Nazioni Unite nel 2012.

Per essere felici non serve necessariamente un clima amabile o un tenore di vita elevato, sebbene questi elementi aiutino: il popolo più felice della Terra oggi è infatti quello norvegese, dove economicamente si sta bene ma dove gli inverni sono rigidi e immersi nel buio. "Spero che i governi decidano di misurare, analizzare e discutere il tema della felicità dei cittadini - commenta Jeffrey Sachs, direttore del Sdsn e consigliere speciale del segretario generale Onu - per capire quando si muovono nella direzione sbagliata". La Norvegia è il paese più felice al mondo, mentre l'Italia è 48esima. Si legge nel report che la Norvegia scegliendo di produrre il petrolio di cui è ricca in un certo modo (con estrazioni lente) e investire il ricavato di questa ricchezza per il futuro, piuttosto che per l'immediato, si è isolata dal cosiddetto ciclo 'boom and bust' (crescita veloce e crisi severa) che ha colpito molti altri paesi ricchi di risorse economiche.

Nel World Happiness Report, la classifica che ogni anno viene rilasciata il 20 marzo Giornata Internazionale della Felicità, prsso le Nationi Unite (con il sostegno italiano della Fondazione Ernesto Illy), quest'anno è la Norvegia al primo (era quarta nel 2016), superando la Danimarca, a lungo paese più felice del mondo. Gli Stati Uniti sono al 14°. E in Cina, nonostante il diffuso e significativo aumento del reddito pro capite, la percezione di felicità è rimasta uguale a quella di 25 anni fa, con un 79° posto che riflette l'incremento della disoccupazione e il declino delle reti sociali di supporto.

La gara tra i primi posti sembra disputarsi tra i paesi dell'Europa del nord, contrapposti a quelli quelli dell'Africa sub-sahariana che occupano le posizioni più basse.