Festa della Donna: "Se le nostre vite non valgono ci fermiamo"

Festa della Donna:

Quando ci dissero della manifestazione che si sarebbe svolta il 7 Marzo (con il capo della Polizia Franco Gabrielli e la Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, al teatro Verdi per la consegna dei riconoscimenti della prima edizione del premio Palmina Martinelli, organizzato dalla Questura di Brindisi per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne) eravamo certe che fosse un semplice invito a partecipare e a coinvolgere il nostro istituto. Volontà confermata dal Prefetto Reppucci che, con il viceprefetto De Caro, ha preso parte all'iniziativa e sottolineato l'importanza che si faccia "rete" capillare sui territori per mettere in campo tutto quanto possibile per arginare il fenomeno della violenza contro le donne.

Sono un avvocato e svolgo la mia attività prevalentemente nei Centri Anti Violenza: ci sarebbe tanto da dire sulle incidenze sociali, lavorative e psicologiche sulle donne, focalizzerò sicuramente la mia attenzione sulla questione lavorativa.

La mobilitazione è stata organizzata dalla rete "Non una di meno". Si corre insieme, donne e uomini in uno sforzo condiviso verso una meta comune e anche negli allenamenti gli uomini accompagnano e "proteggono" le donne. Appare fondamentale, dunque, accompagnare le donne in questo nuovo percorso tenendo sempre conto del loro vissuto, aiutandole a ritrovare la fiducia in se stesse e promuovendo l'orientamento lavorativo. Se pure alcune richiedono passaggi parlamentari e istituzionali - dare piena attuazione alla legge 194/78, implementare la Convenzione di Istanbul, disciplinare le nuove forme di violenza online - è chiaro come il cambiamento perseguito vada ben oltre il piano legislativo: nel report dell'assemblea di Bologna si legge che "la violenza maschile contro le donne non si combatte con l'inasprimento delle pene, ma con una trasformazione radicale della società", in linea con l'assemblea romana di novembre che in tema di femminicidi ribadiva il rifiuto del "paradigma psicopatologizzante, allarmistico ed emergenziale". Contro ogni frontiera: permesso, asilo diritto, cittadinanza e ius soli; vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione; vogliamo fare spazio ai femminismi; rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini. "E' importante - prosegue Titti Carrano - intervenire preventivamente fin dalle scuole di ogni ordine e grado". È la vicenda di un uomo che improvvisamente diventa uno sconosciuto, che di colpo fa paura, così tanta da non riuscire nemmeno a muoversi.