Cosenza: Falsi Codici Fiscali per ottenere indennità e truffare INPS

Cosenza: Falsi Codici Fiscali per ottenere indennità e truffare INPS

I Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno smascherato una truffa perpetrata ai danni dell'INPS mediante la creazione di falsi codici fiscali al fine di ottenere l'erogazione di indennità di malattia, disoccupazione e maternità.

Deferiti all'Autorità Giudiziaria il titolare dell'impresa, il consulente del lavoro dell'azienda stessa - responsabile dell'inoltro per via telematica delle false domande di assunzione - nonché 32 "falsi" lavoratori, in concorso coi predetti, per il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di indebite erogazioni previdenziali ed assistenziali.Tale azione delle Fiamme Gialle si inquadra nel contrasto all 'inquinamento del mercato, che subisce forti danni da questi meccanismi illeciti che danno vita ad una sleale concorrenza, nonché portano al depauperamento di risorse pubbliche che dovrebbero e devono essere assegnate a quegli imprenditori effettivamente bisognosi e con i titoli legali per ottenerle. L'indagine ha permesso di identificare gli autori di una presunta mega truffa e vede coinvolti anche alcuni presunti affiliati del clan mafioso dei Laudani di Paternò e Giarre. Il sodalizio si avvaleva del determinante contributo di ragionieri - periti commerciali, di "reclutatori" di braccianti agricoli e della compiacenza di un dipendente INPS dell'agenzia di Giarre. La rapidità con la quale nascevano e sparivano queste realtà imprenditoriali solo di facciata serviva a eludere e rendere vano ogni controllo o ispezione da parte degli organi competenti. Importante la presenza di Lisi, con il professionista che sarebbe stato incaricato di formalizzare la costituzione delle aziende agricole, di iscrivere i falsi lavoratori e di portare a termine i compiti con la predisposizione delle buste paga. Le investigazioni hanno consentito di appurare che il ragioniere era compensato dall'organizzazione attraverso il versamento di contanti (fino a 800 euro a settimana) e la messa a disposizione di un'autovettura.

Almeno 500 falsi braccianti e diciassette misure cautelari.

I reclutatori, alcuni dei quali già noti per specifici precedenti per reati contro il patrimonio, sarebbero stati a loro volta braccianti e avrebbero vista ricompensata la loro "funzione" anche con la percezione dell'indebita indennità. L'ammontare di quest'ultima, vincolata da una pluralità di parametri, oscillava da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000 euro annui. Le attività tecniche hanno fatto emergere richieste di denaro contante da parte del BUCOLO rivolte a PATANE' e ai suoi familiari.