Pd, la scissione si è scissa

Pd, la scissione si è scissa

Il percorso congressuale si è aperto con le dimissioni di Matteo Renzi, come spiega l'Ansa. "Io mi candido ad essere riferimento di tutto centrosinistra". Ma dalla California, dove ha incontrato Tim Cook e visitato Stanford, ha fatto sapere che il tema su cui dovrebbe confrontarsi una "forza che vuole guidare il Paese" non è la data del congresso, ma quale "alternativa" contrapporre al populismo. Ma poiché a giugno si svolgeranno elezioni amministrative che coinvolgono 1000 comuni, la finestra per il voto va dal 9 aprile e il 14 maggio. Oltre a tutto mostra chiaramente come quel personale politico scaturito dalla fine del Pci e graziato dalle inchieste giudiziarie, non abbia mai voluto realmente capire i cambiamenti avvenuti nel paese, il distacco dalla politica, la sfiducia nei politici, la ricerca spasmodica di una nuova forma di rappresentanza sociale e di interessi leciti.

"Non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza", ha detto Orlando. E sull'ipotesi che altri potrebbero seguirlo Damiano si augura "che il tempo che ci separa dalla presentazione delle candidature per la segreteria consenta altri ripensamenti". Chi, invece, dopo varie titubanze, decide di restare nel Pd e di sfidare al congresso il leader dimissionario è Michele Emiliano che prende un'altra strada rispetto alla minoranza "perchè il Pd è casa mia e nessuno può cacciarmi".

"Cinquanta sfumature di rosso? Ecco perché la sensazione che ci sia un'operazioone in atto per tentare di chiudere la sinistra in un ghetto". "Dentro il Pd - aggiunge il ministro - ci deve essere anche il rosso, ma noi dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa e dobbiamo lavorare per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità, ma torni a essere una grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell'Italia". "Di fronte a tanta avarizia, c'è stata tanta voglia di andare via come le migliaia di iscritti che se ne sono andati". Le idee che trarrà dagli incontri in America dovranno poi sfociare nel programma del Lingotto, su cui è già al lavoro Tommaso Nannicini. Una scelta che in verità era nell'aria già da tempo. Sappiamo che la caduta del muro di Berlino ha coinciso con la loro caduta, ma l'avere identificato le ideologie con il "muro" è stata, secondo il mio punto di vista, una valutazione impropria. Tuttavia della scissione si era parlato "come soluzione estrema".

Per Renzi però la partita è chiusa: le primarie, afferma Guerini, saranno "ad aprile". Ho sentito in queste ore Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi per cercare di farli partecipare a questa direzione.

Da capire poi da che parte si rivolgerà un altro ministro del governo Renzi, Maurizio Martina, che sarebbe nella stessa corrente di Damiano. Hanno distrutto l'ultimo baluardo che poteva comunque reggere e gli elettori non gradiranno. "Abbiamo dato vita al partito nuovo per uscire dal novecento e non vogliamo riavvolgere il nastro della storia".