Apple vola, iPhone vendite record

Apple vola, iPhone vendite record

La società di Cupertino ha annunciato ricavi per 78,4 miliardi di dollari nei tre mesi da ottobre a dicembre, contro i 75,9 miliardi dello stesso periodo dell'anno prima e rispetto ai 77,4 miliardi attesi in media dagli analisti.

Della nuova tecnologia non sono stati forniti molti dettagli, a parte che la doppia fotocamera avrà obiettivi di LG Innotek e che verrà utilizzata in uno dei prossimi dispositivi di Apple, che verranno presentati ufficialmente durante la seconda metà del 2017 e più precisamente a partire da questo autunno. Nel trimestre appena concluso le vendite degli iPhone sono salite del 5% a 78,29 milioni di unità, mentre quelle degli iPad si sono ridotte del 19% a 13,08 milioni.

La migliore sintesi possibile la offre Tim Cook: "siamo felici di annunciare che il risultato del trimestre natalizio ha generato il più alto fatturato trimestrale di sempre". Ancora una volta Apple non divulga i dati di vendita specifici per questa categoria di prodotti, limitandosi ad includerla nel gruppo "Other Products" (assieme ad AppleTV, prodotti Beats, iPod e accessori Apple e di terze parti) il quale, comunque, registra 4 miliardi di dollari di fatturato per il trimestre in esame con un calo dell'8% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.

Un mercato senza limiti geografici (o quasi) su cui Apple punta molto, considerando che il 64% delle vendite le realizza all'estero.

Apple supera Samsung, anche se di poco, per quanto concerne il numero degli smartphone venduti nell'ultimo trimestre del 2016.

"Il fatturato derivante dai servizi è cresciuto fortemente rispetto allo scorso anno, trainato dalle attività record registrate dai clienti sull'App Store; siamo inoltre particolarmente entusiasti dei prodotti della nostra pipeline" ha commentato Cook. Cupertino per il secondo trimestre prevede ricavi tra i 51,5 miliardi e 53,3 miliardi di dollari. Tuttavia, l'utile per azione è salito da 3,3 dollari a 3,38 dollari. Casse che oggi contano oltre 200 miliardi di dollari oltreoceano, che grazie alla riforma delle tasse potrebbero tornare negli Usa.