Cyberspionaggio, spiavano politici e istituzioni: 2 arresti a Roma

Secondo gli inquirenti, i fratelli Occhionero avevano creato una centrale di cyberspionaggio per monitorare non solo istituzioni e pubbliche amministrazioni, ma anche studi professionali e imprenditori.

In particolare, tra le persone spiate figurerebbero pure il banchiere Fabrizio Saccomanni, Ignazio La Russa, l'ex ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, Saverio Capolupo, ex comandante generale della Gdf.

Si tratta di un ingegnere nucleare di 45 anni e di sua sorella di 49, molto conosciuti negli ambienti dell'alta finanza. L'accusa è di aver rubato notizie sulla sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche. Attraverso una rete botnet (formata da dispositivi informatici collegati a Internet e infettati da malware), avrebbero controllato da remoto i pc delle vittime. I server in cui i due fratelli hanno immagazzinatole informazioni raccolte sono stati sequestrati in Usa dal Fbi. Anche due computer in uso ai collaboratori del cardinale Gianfranco Ravasi - dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio della cultura, della Pontifica Commissione di archeologia sacra e del consiglio di coordinamento tra accademie pontificie - risultano "compromessi" nell'ambito dell'attività di spionaggio scoperta dalla Polizia Postale. E' quanto scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare.

A ipotizzare un collegamento con mafia capitale è il settimanale l'Espresso, che ha definito i fratelli Occhionero "gli hacker di mafia capitale", in quanto "amministratori di società collegate al faccendiere Salvatore Buzzi, uno dei principali imputati del processo romano".

Ma in mano ai due fratelli c'era un database che conteneva un elenco di 18.327 username (il nome con cui un utente viene riconosciuto online) di cui 1.793 corredate da password e catalogate in 122 categorie denominate 'Nick' che indicano la tipologia di target (politica, affari, etc...) oppure le iniziali di nomi e cognomi. Tra questi i siti di alcuni ministeri (Istruzione, Esteri, Tesoro, Finanze, Interno), della guardia di finanza, della Banca d'Italia, della Camera, del Senato, dell'Istat, del Comune di Roma. L'indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società "a scatole cinesi" nazionali e straniere, usate come paravento per l'acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all'estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all'estero degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l'emissione delle misure cautelari.