Presidente tribunale Bologna: chi vota "Sì" è come i repubblichini

Presidente tribunale Bologna: chi vota

Anzichè far riflettere le persone sugli spunti lanciati dal giudice, si son innescati degli attacchi che hanno addirittura visto l'onorevole Castagnetti additarlo di delirio. Oggi Caruso fa sapere di voler rimanere "chiuso nel riserbo", è impegnato al Tribunale di Reggio, dove ha mantenuto anche dopo il trasferimento a Bologna la presidenza del tribunale che sta giudicando il processo Aemilia sulle presunte infiltrazioni mafiose nel territorio. "Nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel '43 scelsero male, pur in buona fede", ha dichiarato ieri Caruso su Facebook, post ripreso dalla Gazzetta di Reggio, scatenando un vero e proprio putiferio e incassando il sostegno del Movimento 5 Stelle.

Per il magistrato si "avvera la profezia dell'ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie, approvata con il 50,1% perché la costituzione altro non sarebbe che la legge che la maggioranza impone alla minoranza che fa rispettare schierando la polizia nelle piazze. Non ho detto che chi vota si' e' un repubblichino, ma che commette un errore storico grave come quello dei sostenitori della Repubblica di Salo". Sorprende questa manifestazione di onnipotenza da parte di un personaggio politico che, con faziosità rilevante, specula politicamente anche su esternazioni che di certo non volevano entrare nella diatriba politica di favorevoli e contrari alla Riforma Costituzionale.

Caruso, da poche settimane alla guida dell'ufficio giudiziario bolognese, nel suo post su Facebook aveva definito la riforma "fondata su valori del clientelismo scientifico e organizzato, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo".

La difesa: "Era un testo privato" - Il giudice, in una nota ripresa dalla Gazzetta di Reggio, ha provato a spiegare così quanto a ccaduto: "L'articolo a propria firma apparso sull'edizione della Gazzetta di Reggio Emilia del 29 novembre 2016, non era destinato alla pubblicazione sul giornale, pubblicazione non richiesta né autorizzata, trattandosi di un testo 'privatò, scritto sulla propria pagina Facebook, destinato a un numero limitato di lettori". Parole gradite al M5s, che lo difende: "Abbiamo sempre sostenuto che la riforma creerà più corruzione #iodicono", twitta Luigi Di Maio.

Il magistrato Caruso ha già replicato: "Era un post privato".