L'invecchiamento è reversibile, ecco lo studio sui topi anziani

Questo non è neanche il primo studio che riesce a ringiovanire delle cellule, i ricercatori del Salk hanno utilizzato una tecnica basata sull'attivazione di quattro geni, il potenziale combinato derivante dall'attivazione di questi quattro geni era valso il premio Nobel al ricercatore giapponese Shinya Yamanaka. L'uomo scoprì un cocktail di 4 geni (Oct-3/4, Sox2, c-Myc, e Klf4) per far tornare "bambine" le cellule adulte e renderle cellule staminali pluripotenti indotte, in grado quindi di seguire diverse direzioni nello sviluppo.

Un test di laboratorio condotto con successo sui topi ha dimostrato che manipolando quattro specifici geni si può invertire l'invecchiamento delle cellule in un organismo vivente.

Silverstein, che scriveva nel 1981 (secoli fa nell'ottica della ricerca medica e scientifica), sosteneva che entro un trentennio l'essere umano sarebbe riuscito a sconfiggere la morte, e argomentava la sua ipotesi partendo da un presupposto concettualmente molto semplice quanto rivoluzionario: l'invecchiamento cellulare non sarebbe da ritenersi un qualcosa di necessario e ineluttabile, ma da considerarsi piuttosto alla stregua di una patologia. Le cellule adulte sono state immerse nel cocktail per soli 4 giorni anziché tre settimane. L'obiettivo in questo secondo caso non è più l'inversione del processo d'invecchiamento, ma un ringiovanimento volto a garantire una buona salute e nessun effetto collaterale. Ebbene si, una ricerca pubblicata su Cell ha praticamente sottolineato come un a terapia genetica ha fatto si che dei topi ringiovanissero e ha scoperto che l'invecchiamento sarebbe regolato da fattori genetici e non sarebbe esclusivamente frutto dello scorrere inesorabile del tempo. Una visione incoraggiante del "cammino da intraprendere per rallentare l'invecchiamento", ha detto la dottoressa Paloma Martinez-Redondo, altra ricercatrice del Salk Institute. Il risultato è stato sorprendente, perché i topi riprogrammati apparivano più giovani: la funzionalità del loro apparato cardiovascolare così come quello di altri o organi, era migliorata, non sviluppavano tumori e soprattutto la loro sopravvivenza era aumentata in media del 30 per cento. Il trattamento ha allungato la vita delle cavie e migliorato il livello di invecchiamento molecolare non solo delle aree affette dalla malattia. I ricercatori hanno osservato così che negli animali sono migliorate le condizioni di cuore e sistema vascolare, così come quelle di pancreas e muscoli. Purtroppo, come Belmonte stesso ammette, "i topi non sono esseri umani e sappiamo che sarà molto più complesso ringiovanire una persona". "Ma lo studio dimostra che l'invecchiamento è un processo 'plastico', sul quale si può intervenire, a differenza di quanto pensato finora".