Gianfranco Fini preferisce essere coglione piuttosto che corrotto

L'indagine su Corallo riguarda un presunto giro di affari illegali molto vasto e anche, in una sua piccola parte, la vecchia storia della "casa di Montecarlo", lo scandalo politico che agitò la politica italiana nell'estate del 2010 e che contribuì alla fine della carriera politica di Fini. Insieme a Corallo la procura di Roma ha indagato altre persone, tra le quali, scrivono i giornali, ci sono anche l'ex deputato del Popolo della Libertà Amedeo Laboccetta e Sergio e Giancarlo Tulliani, rispettivamente suocero e cognato di Gianfranco Fini, più volte ministro ed ex capo di Alleanza Nazionale. Per esempio 2 milioni e 400.000 euro accreditati presso una banca belga sul conto corrente di Sergio Tulliani, padre di Giancarlo e Elisabetta, per un incarico di consulenza considerato fittizio dagli inquirenti. E quell'appartamento, stando alle carte dei magistrati, in realtà era di fatto di Elisabetta. Dopo sei anni quella che, a questo punto si puo' dire, era una verità giornalistica (fu uno scoop del Giornale), va a coincidere con quella giudiziaria. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. Alla domanda su come non si sia potuto accorgere del flusso di denaro che arrivava ai Tulliani, Fini risponde lapidario: "Pensa me lo abbiano detto? Gli ho creduto, sì", ha proseguito l'ex presidente della Camera.

"No, come campavo prima campo adesso".

Giancarlo Tulliani mi disse che l'appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. "Ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non. familiare". I reati contestati sono, a vario titolo, peculato per la mancata riscossione delle imposte (la società, in quanto concessionaria, avrebbe dovuto prelevare le imposte, cosa che non ha fatto) e riciclaggio in quanto tali somme evase al fisco, quindi illecite, sono state poi utlizzate per altro.

Poi, incalzato sulla vendita dell'ormai celebre casa, crolla: "Se l'avessi saputo non l'avrei venduta!" Io ho stima del procuratore Pignatone.

Un ripasso su una storia che sembra preistoricaLa storia dell'appartamento a Montecarlo cominciò nel luglio del 2010, quando il Giornale pubblicò la prima puntata di un'inchiesta in cui raccontava la storia di un appartamento di circa 70 metri quadri in Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo, nel principato di Monaco: faceva parte della grande eredità di una contessa, Anna Maria Colleoni, che alla sua morte (il 12 giugno del 1999, a 65 anni) lasciò tutti i suoi averi ad Alleanza Nazionale. Per poi concludere l'intervista lanciando un messaggio ai vecchi militanti di An e Msi: "Sto soffrendo quanto loro e sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto".