Via libera al cognome della madre per i figli: "Decidono i genitori"

Via libera al cognome della madre per i figli:

La consulta ha infatti "accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio" e dichiarato "l'illegittimità della norma che prevede l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori".

"La decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale l'automatica attribuzione ai figli del cognome del padre fa fare un nuovo passo in avanti al nostro Paese sul terreno dei diritti - dichiara in una nota Monica Cirinnà della commissione Giustizia di Palazzo Madama -". La Corte d'appello di Genova, a cui i genitori del piccolo si erano rivolti dopo che il tribunale aveva bocciato la loro istanza, ha quindi sollevato la questione di costituzionalità davanti alla Corte costituzionale.

Non è la prima volta che la Consulta si occupa dell'argomento. Sì perché questa è attualmente l'unica strada possibile che determinava "un'ingiustizia sostanziale", visto che i prefetti decidono in maniera diversa, a seconda che ritengano meritevoli o meno di tutela i motivi alla base della richiesta.

In Italia sono 40 anni che il tema del doppio cognome è oggetto di dibattimenti e polemiche che metteno in discussione una dinamica sociale ormai consolidata, figlia di un passato patriarcale in cui l'uomo di casa era la guida per l'intero nucleo famigliare. "L'accordo ci deve essere su tutti i figli o si esprime di volta in volta?". Il caso che potrebbe dare la svolta è il ricorso di una coppia italo-brasiliana residente a Genova, che aveva chiesto di poter registrare il proprio bambino con il doppio cognome sia per una questione di parità che per equilibrare la condizione anagrafica del figlio, che ha la doppia cittadinanza. E il contrasto c'è anche con l'articolo 117 della Costituzione, che impone allo Stato di rispettare gli obblighi internazionali, come la Convenzione di New York sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, ratificata nel 1985 dall'Italia.