Terremoto "punizione divina", Israele si scusa

Terremoto

Il viceministro israeliano Ayoob Kara, esponente del Likud, nel corso di una visita di stato in Vaticano, ha sostenuto che il terremoto che ha colpito l'Italia è stata una punizione per il voto italiano all'Unesco su di una risoluzione che negherebbe il rapporto degli ebrei con il Monte del Tempio (o spianata delle moschee) a Geruslemme Est.

Terremoto punizione divina. Questa l'opinione non di un esaltato da tastiera dei quali è pieno il web, non di una vecchietta un po' suonata che mette in guardia gli avventori del bar sotto casa che poi si fanno una risata e continuano a bersi il caffè, ma di un Ministro.

Le scuse arrivano a poche ore dal viaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto questa sera a Tel Aviv per una visita in Israele e nei territori palestinesi. In attesa di reazioni da Gerusalemme, in serata è arrivata la netta presa di distanze dell'ambasciata israeliana a Roma: "Le parole attribuite al vice ministro Kara non rappresentano assolutamente la posizione dello Stato di Israele". Lo ha comunicato il portavoce del Ministero degli affari esteri Emmanuel Nahshon, che ha riportato anche le scuse dello stesso Kara, che incontrerà il suo capo partito, e Primo Ministro Benjamin Netanyahu, quanto prima per chiarire la sua posizione. Nahshon informa, inoltre, che anche il premier Benyamin Netanyahu affronterà l'argomento direttamente con Kara al più presto possibile. "Israele ha massima considerazione delle sue importanti e amichevoli relazioni con l'Italia ed è vicino al governo e al popolo italiano per i tragici terremoti". Sono certo che il terremoto - ha aggiunto - sia avvenuto a causa della decisione Unesco che il Papa ha fortemente disapprovato. L'Italia da parte sua alle votazioni si era astenuta, decisione criticata dall'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). "Ha detto pubblicamente che la Terra Santa e' connessa a Israele". Ha detto Kara, che quando c'è stata la scossa mercoledì 26 ottobre, era in missione in Vaticano.