Studio shock sull'insalata in busta: "Contiene il batterio della salmonella"

Studio shock sull'insalata in busta:

Secondo quanto riporta il Daily Mail, famoso quotidiano britannico, i batteri si attaccano alle foglie danneggiate e alle superfici del sacchetto di plastica che le contiene, provocando uno strano liquido e generando quindi il rischio di salmonella. Non è tutto. Gli studiosi, infatti, hanno constatato che anche se si effettua un lavaggio molto intenso e la refrigerazione sono in grado di rimuovere la salmonella dalle insalate in busta. La salmonella causa febbre, vomito e diarrea per una settimana, ma può essere ancora più pericolosa per gli anziani e i bambini.

Avete capito bene: le insalate imbustate, quelle che usiamo regolarmente in pausa pranzo, quelle che ci sembrano particolarmente comode perchè in un attimo riusciamo a metterci in tavola con un piatto fresco e salutare, proprio quelle insalate sarebbero terreno fertile per la coltura di batteri.

Pubblicato il 18 novembre sulla rivista Applied and Environmental Microbiology, lo studio sull' insalata in busta, condotto dalla dottoressa Primrose Freestone e dal dottorando Giannis Koukkidis del Dipartimento di infezione, immunologia e infiammazione dell'Università di Leicester, ha evidenziato la facilità di proliferazione della salmonella sull'alimento confezionato.

"Sarebbe utile non non tenerla troppo a lungo nel frigo, comprare la data con la più lontana scadenza e mangiarla se possibile lo stesso giorno dell'acquisto".

"Lo scorso 13 agosto 2015 - aggiunge - sono entrate in vigore sul territorio italiano le nuove regole in materia di produzione, confezionamento e commercializzazione della Quarta Gamma, ossia frutta e verdura freschi, lavati, confezionati e pronti al consumo, come ad esempio le insalate in busta o i mix freschi da cuocere". Sul piano igienico, conclude il responsabile del Gruppo Guido Conforti, "la qualità e la sicurezza degli ortofrutticoli di IV gamma vengono preservate attraverso lavaggio e asciugatura accurati". Il lavaggio, per il quale la normativa nazionale prevede almeno due vasche a ricambio continuo di acqua, avviene con acqua potabile e attraverso sistemi tecnologici avanzati che, a differenza del lavaggio domestico, garantiscono un prodotto sicuro e conforme a legge. È per questo motivo - ha aggiunto - che il Ministero della Salute consente di commercializzare il prodotto come "lavato e pronto al consumo".