Sinisa Mihajlovic: "Berlusconi non voleva Donnarumma titolare. Mi disse..."

Sinisa Mihajlovic:

Il passaggio di proprietà, con il conseguente ruolo marginale di Berlusconi, si è rivelato un vantaggio per Montella: "Per me è stato un onore conoscere Berlusconi. Il rapporto con il Presidente non è stato negativo, penso che sia stato il migliore per 29 anni, il 30esimo è toccato a me.".

Il suo Torino vola, ma Sinisa Mihajlovic ha sicuramente qualche sassolino sulla scarpa da togliere quando si parla di Milan.

Su Berlusconi: "La settimana dell'esordio di Donnarumma è venuto due volte a Milanello a convincermi di mettere in porta Diego Lopez. Ma non credo che lo farà: ho conosciuto i suoi genitori, è gente onesta e lui sembra un ragazzo di una volta, in un'intervista ha detto che il suo obiettivo era non far lavorare più sua madre". Ora è in Nazionale ed è un patrimonio del calcio, resterà sempre una mia soddisfazione.

Niang. "Con me ha giocato titolare, mi sono esposto io per non farlo vendere a gennaio, perché doveva andare al Leicester. Senza lui, Romagnoli e Donnarumma, il Milan oggi sarebbe meno forte".

SU ROMAGNOLI - "Senza di me non sarebbe mai venuto a Milano, perché nessuno voleva spendere 25 milioni".

Esonerato quando il Diavolo era in piena zona Europa League nonostante un periodo di magra, Miha verrà ricordato come l'allenatore che ha lanciato un talento che oggi è il presente e il futuro del Milan: Gigio Donnaumma e Mbaye Niang. Poi un'altra stoccata al presidente Berlusconi, stavolta di natura tattica: "Il Milan è stato in un momento difficile sin dall'inizio per la verità. Dopo la partita con il Napoli ho detto basta e i risultati si sono visti". "L'unica cosa che mi rode è di non aver potuto giocare la finale di Coppa Italia, perché non c'è la controprova ma penso che con me in panchina potevamo vincere, visto come ha giocato la Juve. Non mi è stato permesso, ma sono esperienze che fanno crescere", a parlare della sua esperienza al Milan è Sinisa Mihajlovic. Lui diceva che era troppo caro, io gli ho detto: "'pres, facciamo così, se quando vorrà rivendere Romagnoli lo fa per meno di 25 milioni la differenza la metto io; se lo vende a di più, facciamo a metà'". È stato sfortunato perché si è fatto male e poi ha perso fiducia: dopo una partita con l' Alessandria mi ha detto, "mister mi tremavano le gambe, avevo paura". Non che le sue dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera contengano una sola oncia di falsità, ma rivendicare e arrogarsi con cotanta protervia i meriti dell'esplosione del nuovo Milan è sembrata una piccola forzatura. Ma non è solo questo. Questa è una società che sta crescendo: ognuno sa cosa deve fare e ha grandi ambizioni. Le ha il presidente, le ha Petrachi, le ho io. Belotti? Per noi non deve essere normale perdere a San Siro o pareggiare in casa con la Lazio, se succede dobbiamo essere incazzati, non dire vabbè sono più forti. L'unico pensiero dolce è per Adriano Galliani, il vicepresidente e ad rossonero che con l'arrivo dei cinesi saluterà la truppa: "Mi ha aiutato tanto, è un grande". Con Cairo il rapporto è ottimo, se fosse un giocatore sarebbe un tuttocampista, uno che lavora per la squadra in difesa come in attacco.