Referendum costituzionale, l'appello di 150 donne per il Sì

Referendum costituzionale, l'appello di 150 donne per il Sì

Dalla regista e scrittrice Cristina Comencini alla filosofa Francesca Izzo. Matteo Renzi, è il leader massimo dei sostenitori del Sì, a dargli una mano a predicare le ragioni della riforma costituzionale c'è anche Giorgio Napolitano ovvero l'ex Presidente della Repubblica. Le scrittrici Chiara Gamberale e Susanna Tamaro, la sociologa Giovanna Zincone, l'attrice Simona Marchini. Poi ancora docenti universitarie, produttrici cinematografiche e costituzionaliste. In collaborazione con la ministra Maria Elena Boschi, durante l'incontro durante il quale è nata l'idea di sottoscrivere il documento manifesto. Per questo dobbiamo andare a votare: in nessuna altra occasione possiamo decidere direttamente sulle regole del patto che ci tiene insieme. "Sono molte e serie le ragioni delle donne per sostenere la legge di riforma; lo dimostra la mobilitazione dei tanti comitati che pochi giorni fa si sono dati appuntamento a Roma".

Il referendum abrogativo (art.75 della costituzione) prevede l'abrogazione totale o parziale di una legge mediante voto popolare, di una legge approvata ed entrata in vigore; il referendum costituzionale (art. 138 della costituzione) investe il procedimento legislativo prima della promulgazione di una legge già adottata e stabilisce che essa non è promulgata se non approvata dalla maggioranza dei voti validi espressi nel referendum (anche se viene pubblicata - eccezionalmente prima della promulgazione - al solo scopo di rendere possibile proprio l'eventuale rerefendum). "E non è poca cosa la semplificazione e razionalizzazione del processo decisionale con il superamento delle due Camere con la medesima legittimazione e le stesse funzioni". Le donne hanno bisogno di istituzioni stabili e di una politica che funzioni, che discuta e decida in modo trasparente ma efficace, perché nell'opacità delle decisioni si affermano vecchi potentati, lobbies e corruzione e le donne o vengono escluse o si devono rassegnare ad essere subalterne.

In primis tutte le donne appartenenti ai comitati pongono in evidenza quanto sia importante modificare il rapporto tra Stato e regioni. Inoltre, "con la riforma attuale si mettono finalmente in discussione blocchi di potere politici locali alleati a interessi corporativi, da cui la realtà femminile è costitutivamente assente".