Incendi in Israele, fuga da Haifa

Incendi in Israele, fuga da Haifa

E l'hashtag 'Israele brucia' è diventato uno dei più diffusi sui media arabi nelle ultime 24 ore con le espressioni di soddisfazione per gli incendi di questi tre giorni nello stato ebraico. "Non siamo in grado di dire - ha aggiunto - quanta gente è coinvolta visto che molti dei residenti dell'area del Carmel (la zona di Haifa e dintorni, ndr) sono al lavoro e non a casa".

Cinquantamila persone sono state evacuate da Haifa, terza città d'Israele, nel nord del paese, a causa di incendi divampati nelle boscaglie da martedì. Lo Shin Bet, l'agenzia di intelligence interna di Israele, ha detto ad Haaretz di avere aperto un'inchiesta per capire se alcuni incendi siano effettivamente stati dolosi. Incendi dolosi, dicono le autorità.

Il ministro dell'Istruzione Naftali Bennett, leader di un partito di estrema destra, ha detto che chiunque abbia appiccato il fuoco non può essere ebreo, insinuando che ci fossero musulmani o palestinesi dietro la questione. "Solo coloro ai quali lo Stato non appartiene sono capaci di bruciarlo", ha twittato in ebraico. Con fiamme che bruciano le foreste a ovest di Gerusalemme, intorno a Haifa, sulle colline settentrionali e centrali del Paese e in alcune zone della Cisgiordania occupata, il governo israeliano ha chiesto assistenza internazionale.

Il premier ha ricordato che Grecia, Croazia, Turchia, Cipro e Italia hanno inviato aerei e che dalla Russia questa notte giungeranno due "velivoli giganteschi", così come arriverà entro 24 ore dagli Usa il Supertanker 747.

Una fitta coltre di fumo è visibile su Haifa dal Mediterraneo, di fronte al porto. Alcuni pazienti sono stati portati fuori da un ospedale geriatrico. "Un disastro nazionale" lo definisce alla Radio Militare il sindaco di Haifa Yona Yahav. "Stiamo chiedendo a quelli che sono ancora a casa di lasciarla".