Google dice stop ai siti internet di notizie false

Google dice stop ai siti internet di notizie false

Tante sono state le azioni che i colossi hanno cercato di mettere in pratica per limitarne la diffusione, ma questa appena intrapresa sicuramente sarà la più efficace, dato che va a colpire l'unico punto sensibile in questo campo: i guadagni. Grazie alle novità introdotte su AdSense, il colosso di Mountain View limiterà l'utilizzo dei banner pubblicitari del popolare circuito pubblicitario a tutti quei siti web che ospitano notizie false: "Da ora in avanti limiteremo la pubblicazione di annunci pubblicitari su pagine che travisano, affermano erroneamente o nascondono informazioni sull'editore, sui contenuti dell'editore o lo scopo primario della web property".

Poche ore e pure Facebook si è allineato. In particolare, si riferiva al fatto che il voto a favore di Donald Trump fosse stato influenzato da una serie di bufale. A dirlo - chiamato in causa dalla miriade di analisi politiche sui risultati a sorpresa - è Mark Zuckerberg che ha risposto sabato con un lungo post sulla questione agli analisti che gli chiedevano una assunzione di responsabilità sul ruolo presente e futuro di Facebook.

Poi si è unita anche Facebook spiegando che la sua politica prevedeva già provvedimenti in tal senso, ma che adesso le condizioni sono state "esplicitamente chiarite per essere applicate alle notizie false". La bufera si abbatte su Facebook per un motivo preciso.

Allo stesso tempo, Facebook ha aggiornato le policy relative alla pubblicità, sottolineando che il ban verrà applicato nei confronti di contenuti ingannevoli e notizie false.

A prescindere da come la si pensi, è sufficiente collegarsi al sito per verificare in prima persona quanto le parole pronunciate da Zuckerberg risultino prive di qualunque fondamento e quanto la bufale rappresentino al norma comunicativa più assoluta su Facebook, in barba a quel regolamento interno che chiude entrambi gli occhi laddove la possibilità di introiti economici si fa più concreta, senza curarsi troppo di un dibattito sociale e politico che potrebbe essere reso fecondo dai social networks e che si trova invece ridotto ad una barzelletta destinata a riverberarsi nelle urne di tutto il mondo. Ma lo faranno davvero? No.