Alessandro Benetton si dimette dal CdA: riequilibro ruoli famiglia?

Alessandro Benetton si dimette dal CdA: riequilibro ruoli famiglia?

Si è dimesso dal Consiglio d'amministrazione Alessandro Benetton, che fino al 2013 era stato anche al presidente esecutivo. Alessandro, sarebbe infatti contrario alla ristrutturazione aziendale e favorevole a un rilancio del marchio storico di cui il padre era stata la mente creativa.

Le dimissioni di Alessandro Benetton potrebbe mettere a dura prova i già delicati equilibri della famiglia, dopo la decisione di scindere l'azienda in tre parti: l'industriale con Atlantia la quale controlla Autostrade per l'Italia e Aeroporti di Roma, il retail con il Gruppo Benetton e Autogrill, le quali fanno tutte capo all'Edizione gestita interamente dalla famiglia di Ponzano Veneto. Le prossime ore saranno decisive per le sorti dell'azienda. All'interno dell'impero fondato dai quattro fratelli Benetton (Luciano, Gilberto, Carlo e Giuliana), Alessandro, figlio di Luciano, manterrà le poltrone di consigliere nel cda di Edizione e nel cda di Autogrill. Non fosse bastata la forza oggettiva dell'idea commerciale (nel 1972 nascono i Jeans West, nel '74 è la volta del marchio Sisley) arriva poi ad amplificarla, dagli Anni Ottanta, una comunicazione pubblicitaria che spazza ogni precedente, almeno per il nostro Paese. Insomma "bianchi e neri, arabi ed ebrei, angeli e diavoli stretti in un tenero abbraccio". Il prete e la suora che si baciano sulla bocca, la donna nera che stringe un bambino bianco al seno nudo. Via via, il messaggio si radicalizza, sconfina con audacia nella denuncia sociale e politica: il morente di Aids, i vestiti insanguinati del caduto in Bosnia, le facce dei condannati a morte.

Poi nel 2000 l'intesa tra l'industriale e l'artista si spezza. Le celebrazioni per la rivoluzione Anni Sessanta del maglioncino culminano, nel 2006, con una grande mostra al Centre Pompidou di Parigi, ma la spinta propulsiva sembra cedere. "Tanto che in una intervista a Libero Alessandro, il dimissionario, aveva detto: "Il segreto dei Benetton è stato partire senza soldi".

La prima generazione "si era divisa equamente i compiti ma alla seconda generazione tutto si è complicato", scrive La Stampa. Inoltre "nessuno gli ha mai proposto la presidenza della holding, ruolo per cui molti lo vedevano tagliatissimo".