Vicari a Festa Roma, racconto quotidiano

Vicari a Festa Roma, racconto quotidiano

La pellicola con Eva Grieco e Isabella Ragonese apre la selezione ufficiale.

Le esistenze raccontate sono quelle di due donne: Eli, quattro figli, un marito amorevole ma disoccupato, un lavoro come banchista da bar a quasi due ore di mezzi da casa sua. "Ma mia cugina che fa centinaia di chilometri per cucinare a duemila persone per 1100 euro al mese per me è la vera Superman". "Io ho visto Eli come una supereroina del quotidiano che spinge sempre più in là il suo limite". Nonostante la vita durissima, Eli è piena di gioia di vivere ed è molto amata da tutti. La seconda, invece, è una ballerina, una 'performer' che si barcamena tra discoteche ed eventi artistici, è sola e ha perso la testa per la propria compagna di danza, che ovviamente non ricambia. Vale, al contrario di Eli, ha una vita assolutamente libera da impegni familiari, vissuta soprattutto la notte, anche se per i figli di Eli è come una zia. È importante che il cinema si occupi di queste tematiche, importante raccontare un quotidiano che non venga percepito come banale, se non c'è una lettura dall'alto di chi giudica queste persone. Ma stavolta, purtroppo, il regista non è stato in grado di svolgere il compito che si è evidentemente prefissato fino in fondo. Si raccontano solo proletari cruenti, stupratori; tutti amiamo alcuni film del genere, ma quando l'intera cinematografia segue questo andazzo è preoccupante. Una storia semplice, fatta di gesti semplici, di vita quotidiana, di disperazione e di umanità. "Se posso fare un'autocritica ho delle perplessità, come spettatore, sul fatto che il cinema, non solo in Italia, è totalmente succube del potere, esclude dal racconto il 90% degli esseri umani, a meno che non accada una tragedia". Il quotidiano, però - aggiunge - non interessa il potere perché non lo riguarda.

A poco a poco la situazione si aggrava, perché a questo circolo vizioso non c'è mai fine e Eli comincia a subirne le conseguenze anche sul piano fisico. "Questo è un film semplice, come il verso della canzone da cui è tratto il titolo, come semplici sono le esistenze che racconta".

Isabella Ragonese: la grande forza di questa donna sembra non avere limiti Una grande interpretazione di Isabella Ragonese, attrice siciliana che per l'occasione recita in romano. Un'opera 'semplice', come l'ha definita lo stesso regista, e tutta concentrata sulle dinamiche del reale, della quotidianità di periferia tra quelle fasce deboli che lo scorso anno Massimiliano Bruno aveva a sua volta indagato con Gli ultimi saranno ultimi. Le due protagoniste, Eli e Vale sono coetanee, ma vivono vite diametralmente opposte. O persino la bambina più grande di Eli che, arrabbiata, alla madre dice: "stai diventando grande, stai diventando una donna", risponde: "se diventare una donna significa fare la vita che fai tu è meglio morire". "Ho vissuto davvero un'altra vita interpretandolo, forse anche per il lavoro dietro che abbiamo fatto". "La fatica è uno dei motivi, e queste persone muoiono da sole". Ma questo non toglie valore alla bellezza della realtà di ogni giorno.